Lettera di Natale del Responsabile Generale ai fratelli del mondo, 1 gennaio 2020

In primo piano

< Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio…> (Isaia 9, 5)

Amati fratelli,

Mi dispiace molto che questa lettera di Natale vi giunga come messaggio di Capodanno.

E’ solo perché nella nostra diocesi attualmente mi viene chiesto di svolgere alcuni servizi particolari che mi portano spesso a perdere il mio equilibrio. Nel combattere il male e tutte le sue complesse sfumature che distruggono le persone, le relazioni e le istituzioni come la Chiesa, ho lottato molte volte per mettermi nelle mani di un Dio amorevole per ottenere luce, pace interiore e amore. Ma a volte mi sento triste, arrabbiato e impotente. Quindi eccomi qui, per grazia di Dio, meglio tardi che mai. Permettetemi di abbracciarvi con calore e gioia insieme alle vostre fraternità locali, diocesane, nazionali e continentali. Sebbene molti di voi siano ancora senza volto per me, continuo a sussurrare ognuno dei vostri nomi davanti al Beneamato. (Grazie al nostro annuario, che tuttavia ha bisogno di essere aggiornato). L’anno scorso ho avuto il privilegio di incontrare i fratelli di Haiti, della Repubblica Domenicana, del sud-est degli Stati Uniti, della Corea del Sud e di Myanmar. In particolare, l’incontro ad Haiti della Famiglia Spirituale di Charles de Foucauld lo scoro aprile ha approfondito ed ampliato la mia conoscenza della Spiritualità e della Tradizione. Grazie, sorelle e fratelli per l’accoglienza e l’ospitalità, gli scambi fraterni e l’umile testimonianza.

Vorrei iniziare con la prima domanda che Yahvé ha posto ad Adamo nella Genesi: “Dove sei?”. Pongo periodicamente questa domanda proprio per verificare quanto sono radicato nella mia realtà. Propriamente la realtà non è la mia, ma la realtà di Dio in me e nel mondo e quanto mi sento libero o forzato a rispondervi. Adamo non era libero, ma era spaventato dalla sua nudità, che lo spingeva a nascondersi da Dio, sentendosi colpevole del suo peccato. A sua insaputa, ha agito a partire da una distorsione che lo allontanava da Dio e dalla sua verità. Da Adamo è nata tutta una umanità “incrinata”. Tuttavia, il profeta Isaia profetizzò la venuta del nuovo Adamo: “un germoglio spunterà dal troco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore…” (Isaia 11, 1-2). C’è una nuova umanità che nasce da un albero tagliato alle sue radici – una umanità che non è presa in ostaggio dal male ma “divinizzata”, riportata alla sua bontà originale. La crepa è ancora là non più come un blocco, ma come l’unica apertura perché vi entri il flusso della grazia di Dio. E così, preghiamo: “O Dio… concedici di poter condividere la divinità di Cristo, che si è umiliato per condividere la nostra umanità” (Colletta di Natale).

Papa Francesco ci ha condotti a guardare di nuovo al presepe con la sua lettera apostolica, Admirabilis Signum. Il segno più ammirabile è che un umile Dio bambino si è consegnato nelle mani di una umanità infranta. Mentre la maggior parte dell’umanità non era pronta, i pastori, gli animali, la mangiatoia erano pronti. Essi rappresentano l’umanità che riceve Dio nella sua più umile povertà, nella sua fragilità, nella sua imperfezione, nella sua “contaminazione” e da questa atto radicale di donazione di sé, noi diventiamo ciò che riceviamo. E’ una pura iniziativa divina. La “mangiatoia dei nostri cuori, indurita e lacerata dal male in tutte le sue forme, sia strutturali che personali, quando è offerta a Dio, diventa uno spazio umile ma profetico di incontro, dialogo, guarigione e ospitalità dei tanti volti nei quali prende forma oggi l’Emmanuele.

Lasciatemi mettere in risalto fratel Carlo, la sua vita selvaggia, il suo comportamento eccessivo, la sua energia irrequieta, le sue lettere appassionate. Ha trascorso tutta la sua vita cercando di radicarsi nel Mistero dell’Incarnazione. “Signore, se esisti, fa’ che ti conosca”. Era il suo grido per una conoscenza di Dio per esperienza. Ha lottato col Mistero. E Dio, con dolcezza e pazienza, lo condusse a una risposta “liberata” all’amore di Dio che perdona. “Ora che so che esiste un Dio, non poso che donargli tutta la mia vita”. Un radicamento sempre più profondo nel Mistero gli ha fatto dire queste parole: “Il mio cammino è cercare il posto più basso, essere piccolo come il mio Maestro, camminare con lui passo dopo passo come un discepolo fedele”. La mia vita consiste nel vivere con il mio Dio che ha vissuto in questo modo tutta la sua vita e mi ha dato un tale esempio fin dalla sua nascita” Gesù non fece altro che scendere e questo ha segnato in maniera permanente Frére Charles. La radicale piccolezza di Dio nell’Incarnazione ha portato frutti in una vita che sempre di più si è immersa nell’umiltà radicale di Dio a Nazareth. Da Betlemme a Nazareth, due misteri fondamentali di Dio vengono rivelati nella vita di Gesù e quando lo comprendiamo, sulle tracce di fratel Carlo, le nostre vite, il nostro modo di compiere la missione come preti diocesani e di vedere il mondo viene cambiato per sempre.

Vorrei invitarvi a prendere in considerazione davanti al Mistero le realtà complesse delle nostre fraternità locali, nazionali, regionali e internazionali, delle nostre diocesi, della nostra Chiesa e del nostro mondo. Ne abbiamo già viste alcune a Cebu, ma è necessario vederle con occhi nuovi e rispondervi con nuovo entusiasmo e nuove speranze. Il Dio umile e senza pretese di Nazareth potrebbe avere delle sottili sollecitazioni per noi in queste realtà.

Durante l’incontro di una ventina di membri dell’Associazione in aprile, abbiamo appreso che Haiti era un paese povero ma ricco di fede. I nostri Piccoli Fratelli e Piccole Sorelle dell’Incarnazione sono una presenza molto profetica e concreta nella vita degli Haitiani nell’ agricoltura, l’istruzione, i programmi di sussistenza, i servizi sociali. Eppure la corruzione nel sistema politico fa sprofondare il paese in un oscuro tunnel di povertà, incertezza e disordini. (Al momento la situazione sta peggiorando). I Padri Jonas Cenor e Charles Louis Jean, anziani piccoli fratelli dell’Incarnazione hanno avviato la fraternità con tre fratelli nel 2015. P. Fernando Tapia li ha incontrati e li ha invitati alla Riunione Panamericana nel 2017. Con visite occasionali di Padre Abraham Apolinario, provano ad incontrarsi con regolarità. Il problema non è solo la distanza, ma soprattutto il clima politico che rende i viaggi pericolosi. A cosa ci invita Dio?

La nostra adesione all’Associazione è un dono. Sono impressionato dal modo in cui fratel Carlo ha ispirato tanti carismi e opere missionarie nella Chiesa e altri continuano a nascere. Tuttavia, non possiamo ignorare le tensioni che questa diversità comporta. Queste tensioni, comunque, possono essere stimolanti se considerate nella più vasta agenda del Regno. Siamo tutti invitati a bere incessantemente al medesimo Spirito in modo da poter camminare tutti insieme in armonia. Tuttavia, l’Associazione chiede un impegno più attivo da parte nostra in termini di corrispondenza e partecipazione agli incontri. Personalmente ho qualche problema con la lingua francese e perciò ho chiesto a P. Matthias Keil di rappresentarci.

La fraternità di Santo Domingo e di Santiago è molto vivace ma sta invecchiando. La presenza e la testimonianza di vita di Rafael Felipe, membro pioniere e vescovo in pensione, sono come un faro per il clero e i seminaristi della diocesi di Beni. Egli presenta la fraternità ai seminaristi e predica alcuni ritiri di preti sulla Fraternità. P. Lorenzo, un prete molto dinamico di una piccola parrocchia, vive in una comunità semi-monastica di preti, suore e seminaristi. P. Angel Marcano, tuttavia, pone una domanda che attende sempre risposte: perché, dopo trent’anni, non siamo cresciuti? Dove ci invita Dio?

Ho avuto il privilegio di partecipare al 40° compleanno di Padre Reagan a Toybee Island, in Georgia, negli Stati Uniti, a maggio. La sua canonica è una casa di fraternità dove i preti possono venire a passare la notte. Ogni mese, egli guida per due ore fino ad Augusta per incontrare i fratelli, tra cui P. Peter Clarke che ha già 91 anni. Cominciano con l’adorazione, segue quindi la revisione di vita e terminano con un’agape. I loro incontri sono così regolari e intimi che quando un fratello decide di andarsene, la fraternità si indebolisce. Senza nuovi membri, la fraternità è ancora più vulnerabile.

La fraternità nella Corea del Sud è giovane e dinamica. Padre Paul, che ha vissuto a Tamanrasset per un certo tempo, ha dato inizio alla fraternità nel 1994 con Padre Philip Yoon e fu raggiunto da alcuni giovani preti. Il Cristianesimo in Corea è davvero unico perché riposa sul fondamento del sangue di migliaia di martiri che sono per lo più laici. I fratelli contribuiscono con il loro denaro personale alla costruzione di una casa dove potranno riunirsi per il loro incontro mensile. Come molti, fanno fatica con la giornata di deserto, la revisione di vita e l’inglese.

Quando vedo i Padri Eugene e Matthew e come essi vivono, posso dire che la fraternità in Myanmar ha un volto ascetico. La religione buddista che è maggioritaria è evidenziata dalla presenza di pagode ovunque e calzare pantofole (senza scarpe) rende la vita naturalmente semplice in Myanmar. Ho avuto occasione di chiedere a un sacerdote non-JC la sua opinione sulla fraternità, e la sua risposta mi ha preoccupato. “Non posso essere onesto con la mia risposta davanti a loro”. Qual è il volto “dissimulato” della fraternità? A cosa Dio ci invita? I fratelli, comunque, fanno fatica ad incontrarsi con regolarità e la stessa fatica si evidenzia per la giornata di deserto e la revisione di vita.

Il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero a Roma, mi ha scritto una lettera tramite Padre Aurelio esprimendoci la sua profonda vicinanza. Ci ha augurato di “vivere ancora una volta e con gioia la nostra missione secondo i principi guida” del Santo Padre. Tuttavia, ha sottolineato alcune sfide concrete: prendere sul serio il mese di Nazareth; la nostra fedeltà ai mezzi per la crescita spirituale “ad intra” è una condizione necessaria per una missione autentica “ad extra”; la nostra uscita verso le periferie deve essere accompagnata dalla nostra continua conversione per portare frutto. L’equipe internazionale ha ottenuto di incontrare il cardinale a Roma nel luglio di quest’anno.

Durante il nostro incontro di equipe nello scorso ottobre, noi, vostri fratelli dell’equipe internazionale, abbiamo individuato un importante percorso da intraprendere. Vogliamo formare un gruppo di sacerdoti itineranti che presenteranno la Settimana della Fraternità (sul modello del Brasile) ai seminaristi del quarto anno di teologia, ai giovani preti e magari proporla come ritiro annuale per i sacerdoti. Scriveremo agli Ordinari locali e daremo inizio a questa avventura in Asia.

Infine, la mia gratitudine per la perspicacia finanziaria e il duro lavoro dei nostri due Matthias – P Matthias Keil austriaco, nostro tesoriere generale e P. Matthias Fobbe tedesco, nostro consulente finanziario.

Ecco il nuovo numero di conto. Grazie per i vostri contributi alla cassa internazionale:

Pax-Bank, Deutschland / Allemagne
Titulaire /Beneficary/ Empfanger: Priestergemeinshaft Jesus Caritas International
IBAN: DE 84370601930011768008
BIC/SWIFT GENODED1PAX

Per quanto concerne le finanze l’equipe internazionale ha convenuto che i fratelli che hanno bisogno di un aiuto per partecipare al mese o agli incontri all’estero devono prima di tutto essere sostenuti dalle fraternità locali e nazionali e successivamente potrebbe essere richiesto un aiuto al fondo internazionale dopo una consultazione specifica dei responsabili continentali. Si tratta di porre fine ad una sotto-culture del diritto a utilizzare la fraternità come passaporto per viaggiare all’estero.

Fratelli, Natale è il momento opportuno anche per noi per “partorire”. Incamminandoci verso il nuovo anno torniamo a contemplare il Padre che ci ha donato Gesù. Anche noi dobbiamo generare la semplicità della vita, la gioia di essere, l’umiltà, l’amorevole compassione verso i poveri. Fianco a fianco, insieme come fratelli e amici, camminiamo per fede e non per ciò che vediamo, nella nostra continua configurazione alla vita e al ministero di Gesù, ispirati da fratello Carlo e per il nostro vivificante lavoro missionario con l’amato popolo di Dio.

Vogliate, per favore, offrire una preghiera per me, vostro fratello responsabile.

Con il mio abbraccio fraterno,
Eric Lozada

PDF: Lettera di Natale del responsabile generale, 1 gennaio 2020, it

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO: La buona politica è al servizio della pace

PER LA CELEBRAZIONE DELLA
LII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
1° GENNAIO 2019

1. “Pace a questa casa!”

Inviando in missione i suoi discepoli, Gesù dice loro: «In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi» (Lc 10,5-6).

Offrire la pace è al cuore della missione dei discepoli di Cristo. E questa offerta è rivolta a tutti coloro, uomini e donne, che sperano nella pace in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana.[1] La “casa” di cui parla Gesù è ogni famiglia, ogni comunità, ogni Paese, ogni continente, nella loro singolarità e nella loro storia; è prima di tutto ogni persona, senza distinzioni né discriminazioni. È anche la nostra “casa comune”: il pianeta in cui Dio ci ha posto ad abitare e del quale siamo chiamati a prenderci cura con sollecitudine.

Sia questo dunque anche il mio augurio all’inizio del nuovo anno: “Pace a questa casa!”.

2. La sfida della buona politica

La pace è simile alla speranza di cui parla il poeta Charles Péguy;[2] è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza. Lo sappiamo: la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie. La politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione.

«Se uno vuol essere il primo – dice Gesù – sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti» (Mc 9,35). Come sottolineava Papa San Paolo VI: «Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli – locale, regionale, nazionale e mondiale – significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell’umanità».[3]

In effetti, la funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida permanente per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese, di proteggere quanti vi abitano e di lavorare per porre le condizioni di un avvenire degno e giusto. Se attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità delle persone, la politica può diventare veramente una forma eminente di carità.

3. Carità e virtù umane per una politica al servizio dei diritti umani e della pace

Papa Benedetto XVI ricordava che «ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d’incidenza nella polis. […] Quando la carità lo anima, l’impegno per il bene comune ha una valenza superiore a quella dell’impegno soltanto secolare e politico. […] L’azione dell’uomo sulla terra, quando è ispirata e sostenuta dalla carità, contribuisce all’edificazione di quella universale città di Dio verso cui avanza la storia della famiglia umana».[4] È un programma nel quale si possono ritrovare tutti i politici, di qualunque appartenenza culturale o religiosa che, insieme, desiderano operare per il bene della famiglia umana, praticando quelle virtù umane che soggiacciono al buon agire politico: la giustizia, l’equità, il rispetto reciproco, la sincerità, l’onestà, la fedeltà.

A questo proposito meritano di essere ricordate le “beatitudini del politico”, proposte dal Cardinale vietnamita François-Xavier Nguyễn Vãn Thuận, morto nel 2002, che è stato un fedele testimone del Vangelo:

Beato il politico che ha un’alta consapevolezza e una profonda coscienza del suo ruolo.
Beato il politico la cui persona rispecchia la credibilità.
Beato il politico che lavora per il bene comune e non per il proprio interesse.
Beato il politico che si mantiene fedelmente coerente.
Beato il politico che realizza l’unità.
Beato il politico che è impegnato nella realizzazione di un cambiamento radicale.
Beato il politico che sa ascoltare.
Beato il politico che non ha paura.[5]

Ogni rinnovo delle funzioni elettive, ogni scadenza elettorale, ogni tappa della vita pubblica costituisce un’occasione per tornare alla fonte e ai riferimenti che ispirano la giustizia e il diritto. Ne siamo certi: la buona politica è al servizio della pace; essa rispetta e promuove i diritti umani fondamentali, che sono ugualmente doveri reciproci, affinché tra le generazioni presenti e quelle future si tessa un legame di fiducia e di riconoscenza.

4. I vizi della politica

Accanto alle virtù, purtroppo, anche nella politica non mancano i vizi, dovuti sia ad inettitudine personale sia a storture nell’ambiente e nelle istituzioni. È chiaro a tutti che i vizi della vita politica tolgono credibilità ai sistemi entro i quali essa si svolge, così come all’autorevolezza, alle decisioni e all’azione delle persone che vi si dedicano. Questi vizi, che indeboliscono l’ideale di un’autentica democrazia, sono la vergogna della vita pubblica e mettono in pericolo la pace sociale: la corruzione – nelle sue molteplici forme di appropriazione indebita dei beni pubblici o di strumentalizzazione delle persone –, la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto arbitrario della “ragion di Stato”, la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia e il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della Terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali in ragione del profitto immediato, il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio.

5. La buona politica promuove la partecipazione dei giovani e la fiducia nell’altro

Quando l’esercizio del potere politico mira unicamente a salvaguardare gli interessi di taluni individui privilegiati, l’avvenire è compromesso e i giovani possono essere tentati dalla sfiducia, perché condannati a restare ai margini della società, senza possibilità di partecipare a un progetto per il futuro. Quando, invece, la politica si traduce, in concreto, nell’incoraggiamento dei giovani talenti e delle vocazioni che chiedono di realizzarsi, la pace si diffonde nelle coscienze e sui volti. Diventa una fiducia dinamica, che vuol dire “io mi fido di te e credo con te” nella possibilità di lavorare insieme per il bene comune. La politica è per la pace se si esprime, dunque, nel riconoscimento dei carismi e delle capacità di ogni persona. «Cosa c’è di più bello di una mano tesa? Essa è stata voluta da Dio per donare e ricevere. Dio non ha voluto che essa uccida (cfr Gen 4,1ss) o che faccia soffrire, ma che curi e aiuti a vivere. Accanto al cuore e all’intelligenza, la mano può diventare, anch’essa, uno strumento di dialogo».[6]

Ognuno può apportare la propria pietra alla costruzione della casa comune. La vita politica autentica, che si fonda sul diritto e su un dialogo leale tra i soggetti, si rinnova con la convinzione che ogni donna, ogni uomo e ogni generazione racchiudono in sé una promessa che può sprigionare nuove energie relazionali, intellettuali, culturali e spirituali. Una tale fiducia non è mai facile da vivere perché le relazioni umane sono complesse. In particolare, viviamo in questi tempi in un clima di sfiducia che si radica nella paura dell’altro o dell’estraneo, nell’ansia di perdere i propri vantaggi, e si manifesta purtroppo anche a livello politico, attraverso atteggiamenti di chiusura o nazionalismi che mettono in discussione quella fraternità di cui il nostro mondo globalizzato ha tanto bisogno. Oggi più che mai, le nostre società necessitano di “artigiani della pace” che possano essere messaggeri e testimoni autentici di Dio Padre che vuole il bene e la felicità della famiglia umana.

6. No alla guerra e alla strategia della paura

Cento anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, mentre ricordiamo i giovani caduti durante quei combattimenti e le popolazioni civili dilaniate, oggi più di ieri conosciamo il terribile insegnamento delle guerre fratricide, cioè che la pace non può mai ridursi al solo equilibrio delle forze e della paura. Tenere l’altro sotto minaccia vuol dire ridurlo allo stato di oggetto e negarne la dignità. È la ragione per la quale riaffermiamo che l’escalation in termini di intimidazione, così come la proliferazione incontrollata delle armi sono contrarie alla morale e alla ricerca di una vera concordia. Il terrore esercitato sulle persone più vulnerabili contribuisce all’esilio di intere popolazioni nella ricerca di una terra di pace. Non sono sostenibili i discorsi politici che tendono ad accusare i migranti di tutti i mali e a privare i poveri della speranza. Va invece ribadito che la pace si basa sul rispetto di ogni persona, qualunque sia la sua storia, sul rispetto del diritto e del bene comune, del creato che ci è stato affidato e della ricchezza morale trasmessa dalle generazioni passate.

Il nostro pensiero va, inoltre, in modo particolare ai bambini che vivono nelle attuali zone di conflitto, e a tutti coloro che si impegnano affinché le loro vite e i loro diritti siano protetti. Nel mondo, un bambino su sei è colpito dalla violenza della guerra o dalle sue conseguenze, quando non è arruolato per diventare egli stesso soldato o ostaggio dei gruppi armati. La testimonianza di quanti si adoperano per difendere la dignità e il rispetto dei bambini è quanto mai preziosa per il futuro dell’umanità.

7. Un grande progetto di pace

Celebriamo in questi giorni il settantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata all’indomani del secondo conflitto mondiale. Ricordiamo in proposito l’osservazione del Papa San Giovanni XXIII: «Quando negli esseri umani affiora la coscienza dei loro diritti, in quella coscienza non può non sorgere l’avvertimento dei rispettivi doveri: nei soggetti che ne sono titolari, del dovere di far valere i diritti come esigenza ed espressione della loro dignità; e in tutti gli altri esseri umani, del dovere di riconoscere gli stessi diritti e di rispettarli».[7]

La pace, in effetti, è frutto di un grande progetto politico che si fonda sulla responsabilità reciproca e sull’interdipendenza degli esseri umani. Ma è anche una sfida che chiede di essere accolta giorno dopo giorno. La pace è una conversione del cuore e dell’anima, ed è facile riconoscere tre dimensioni indissociabili di questa pace interiore e comunitaria:

– la pace con sé stessi, rifiutando l’intransigenza, la collera e l’impazienza e, come consigliava San Francesco di Sales, esercitando “un po’ di dolcezza verso sé stessi”, per offrire “un po’ di dolcezza agli altri”;
– la pace con l’altro: il familiare, l’amico, lo straniero, il povero, il sofferente…; osando l’incontro e ascoltando il messaggio che porta con sé;
– la pace con il creato, riscoprendo la grandezza del dono di Dio e la parte di responsabilità che spetta a ciascuno di noi, come abitante del mondo, cittadino e attore dell’avvenire.

La politica della pace, che ben conosce le fragilità umane e se ne fa carico, può sempre attingere dallo spirito del Magnificat che Maria, Madre di Cristo Salvatore e Regina della Pace, canta a nome di tutti gli uomini: «Di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; […] ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre» (Lc 1,50-55).

Dal Vaticano, 8 dicembre 2018

Francesco


[1] Cfr Lc 2,14: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama».
[2] Cfr Le Porche du mystère de la deuxième vertu, Paris 1986.
[3] Lett. ap. Octogesima adveniens (14 maggio 1971), 46.
[4] Enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 7.
[5] Cfr Discorso alla mostra-convegno “Civitas” di Padova: “30giorni”, n. 5 del 2002.
[6] Benedetto XVI, Discorso alle Autorità del Benin, Cotonou, 19 novembre 2011.
[7] Enc. Pacem in terris (11 aprile 1963), 24.

© Copyright – Libreria Editrice Vaticana


PDF: PF 1_1_2019 it

Lettera d’Avvento 2018, fratello responsabile

Carissimi fratelli,

nel giorno della festa del nostro fratello Carlo iniziamo l’Avvento: settimane di speranza che sono un riflesso di tutta la speranza dell’umanità. La nostra umanità, in crisi permanente, una crisi umanitaria sotto molti aspetti, ci procura dolore a tutti e non possiamo occultarla nella nostra chiesa nè restare indifferenti. Le celebrazioni con le nostre comunità, la preghiera personale, la vita in fraternità ci fanno compagni di vita di questa parte di umanità sia nei nostri luoghi che in quelli che sono lontani. L’Avvento ci invita ad ascoltare la voce di tutti coloro che nel deserto gridano per la loro sopravvivenza, per i loro desideri di pace, di lavoro e di libertà. L’umanità continua ad attendere una liberazione; i poveri e i minacciati dalle guerre sperano la salvezza, gli sfollati cercando un luogo sicuro… Sono milioni di persone in questa situazione. Anche a loro viene annunciato Gesù, e noi, come missionari, siamo chiamati ad annunciarlo.

La Chiesa vive un tempo difficile per la crisi provocata dalla denuncia di abusi sui minori e papa Francesco sta rispondendo con umiltà e coraggio davanti al mondo. E’ un testimone di ricerca di verità. Anche Francesco è testimone della verità.

Stiamo preparando la nostra assemblea mondiale 2019. Siamo chiamati a riflettere sulla nostra identità come presbiteri diocesani missionari riguardo il carisma di Carlo di FOUCAULD. E’ un impegno di tutti i fratelli, in appoggio ai responsabili regionali, pregando per tutti i fratelli del mondo, per le fraternità che stanno iniziando e per quelle che stanno invecchiando.

UN’UMANITA’ IN CRISI

Tutti i giorni riceviamo cattive notizie di uomini e donne, di bambini, di giovani e anziani che soffrono per cause non sempre chiare da parte dell’opinione pubblica e dei mezzi di comuniczione. Sappiamo che spesso dipendono da interessi occulti delle potenze economiche e dei governi che nascondo la realtà più crude dei loro paesi, anche nei paesi del “Primo Mondo”. Le vittime delle guerre, della violenza, del narcotraffico, del predominio dell’uomo sullla donna in molte culture, delle vittime della violenza, gridano in questo deserto, dove abbondano le voci che reclamano giustizia. Voci che si mescolano con altre che cercano vendetta o di quelle che dicono “qui non succede nulla”, o di quelle che “ritornano al proprio paese”. Anche noi abbiamo una voce: la voce di Gesù, l’annunciato dai profeti. Una voce che deve sgorgare dalla nostra fede, dalla nostra vocazione missionaria sullo stile di Nazaret che è stare con le persone del nostro popolo, con i più umili di essi, perchè solo i semplici ci insegnano ad essere umili. Fratel Carlo ha scoperto Gesù stando in mezzo alla gente umile: impariamo da lui.

UN AVVENTO CHE CI INVITA AD ESSERE RICETTIVI

Questo tempo di Avvento ci invita all’ascolto, a fermare il tempo dell’orologio e, in atteggiamento contemplativo, metterci in ascolto della Parola, del silenzio di Dio nell’adorazione, e nell’ascolto dei fratelli: i fratelli della fraternità, i fratelli sacerdoti del nostro presbiterio diocesano che, a volte, ci costa molto ascoltarli e accettarli, dato che i pregiudizi uccidono il dialogo e l’incontro; e la gente che si avvicina a noi cercando risposte ai loro problemi, o coloro che condividono con noi il lavoro pastorale, sociale o semplicemente come vicini. Apriamo la porta, mettiamo a disposizione il miglior luogo della nostra casa a chi ci cerca casa e non ci abituiamo a una dinamica di buoni consigli e facili parole. Mostrare la nostra povertà, i nostri limiti per aggiustare “le macchine danneggiate”, i cuori feriti, è permettere a Dio di agire. Lui sì che è imprescindibile. Lui sí è colui che guarisce. Gesù non è indifferente a niente. In questo Avvento ci invita ad aprire il nostro cuore e lasciarci inondare dall’Amore di Dio e dall’amore della gente. Riacquistiamo la gioia di seguire Gesù e aiutiamo molte persone tristi a trasformare l’angoscia in trionfo, a volersi un pò più bene.

UNA CHIESA CHE SOFFRE

Tutti stiamo soffrendo per le conseguenze degli abusi sui minori occultati in molte diocesi del mondo. La Chiesa perde credibilità, garanzie, ecc. Potremmo dire che sempre è successo questo, che era inevitabile… Non saremmo fedeli alla verità. Sappiamo che questa crisis ancora aperta non si riemarginata. Il nostro papa Francesco sta soffrendo anche per tutto ciò e sta ponendo la faccia davanti al mondo invocando il perdono a nome di coloro che hanno procurato danni, ascoltando, aprendo strade nuove per ristabile giustizia a beneficio delle vittime; quest’uomo merita tutto il nostro appoggio. Viviamo in comunione con papa Francesco, con tanti nemici nella sua propria chiesa, ma con l’appoggio di tanta gente buona, sia credente o no, che vede in Francesco un profeta del nostro tempo, un uomo coerente che nonostante sia una “capo di Stato”, è un essere umano sensibile alle sofferenze dell’umanità. Sono sicuro che da questa crisi verrà qualcosa di molto positivo pee la chiesa e per il Regno. Uniamoci in preghiera per fare fraternità con il papa, lì dove siamo.

1 DICEMBRE

102 anni fa Carlos di FOUCAULD si è consegnato definitivamente nelle mani del Padre. Oggi è il giorno per ringraziare Dio per lui, per ciò che ci ha trasmesso con le sue intuizioni, per la missione che ha realizzato insieme alla gente che sono state vicino a lui, per i suoi pazzi sogni. Fratel Carlo ci ha aiutato nella nostra vocazione e nella nostra spiritualità a vivere l’amicizia con Gesù e con la gente, nel Nazaret che ciascuno di noi vive, con i nostri anni e la voglia di vivere nel silenzio e nell’annuncio. E’ un regalo di Dio che merita il nostro grazie ogni giorno. Regaliamoci un tempo per valorizzare questo dono: poniamoci in adorazione in questo giorno dinanzi a Gesù per tutto ciò che Carlos de FOUCAULD ci ha trasmesso, probabilmente non tanto con i suoi scritti spirituali quanto con la sua testimonianza di vita, di amore, di abbandono, di fiducia e generosità.

Facciamo la preghiera dell’Abbandono anche se ci costa acettare che ci manca ancora molto per farla nostra completamente.

NOSTRA ASSEMBLEA MONDIALE

Dal 15 al 30 gennaio 2019 celebreremo la nostra Assemblea Mondiale della fraternità a Cebu, Filippine. Il tema centrale è l’approfondimento comequanto presbiteri diocesani missionari del carisma di FOUCAULD. Nella nostra paginas iesuscaritas.org potete trovare tutto ciò che si riferisce all’Assemblea.

Nella zona verde dell’inizio si trova il questionario preparatorio, il programma e il foglio per l’iscrizione… Fino ad oggi son poche le iscrizioni ricevute e solo un continente (America) ha consegnato le risposte del questionario, così come alcune fraternità regionali. E’ conveniente che questo lavoro lo consegniamo al più presto. Facciamo l’ultimo sforzo. So che tutti siamo molto occupati, che abbiamo poco tempo. Gioisco al ricevere la posta con le risposte del questionario e le iscrizioni e comprendo anche le difficoltà e fatiche che ciò comporta per alcune fraternità.

Parteciperanno all’Assemblea tutti i responsabili regionali o delegati, i responsabili internacionali anteriori e i responsabili continentali. Alcuni dei nostri fratelli non possono pagarsi il viaggio a causa della situazione del proprio paese. La fraternità mondiale si fa carico di ciò per quello che sarà possibile. Al momento è molto difficile poter coprire tutte le spese. Alcune fraternità d’Europa e America hanno risposto pagando il biglietto di un fratello dell’Africa e della propria America… Grazie. Vi chiedo come fraternità la disponibilità di contribuire a pagare il viaggio ai fratelli di Haití, Burkina Faso, Repubblica Centroafricana, Tchad, Congo, Camerun, Ruanda, Madagascar, Pakistan, India, BanglaDesh, che ancora non hanno il loro biglietto aereo. Fate il possibile affinchè tutti i fratelli possano partecipare all’Assemblea Mondiale nelle Filippine.

Grazie fratelli filippini per tutto il lavoro organizzativo dell’assemblea e confidiamo nella buona volontà di tutti i fratelli del mondo nel testimoniare che la fraternità è molto di più che un gruppo di preti e una forma di spiritualità: è condividere ciò che abbiamo. Grazie.

Il nostro prossimo responsabile che eleggeremo a Cebu e la nuova equipe ci aiuteranno a continuare a fare fraternità a partire dalle nostre realtà locali e dai sogni di ciascuno.

A UN PASSO DAL NATALE

In queste settimane di preparazione al Natale prepariamo il posto migliore della nostra vita a colui che viene per rimanere. Gli angeli annunciarono ai pastori la Buona Notizia e ci comunicano una gioia immensa. Ci sono angeli che ci chiamano alla porta o per telefono o nella strada e che ci dicono, a volte senza saperlo, che Dio è con noi. Ci sono volti che ci fanno vedere Gesù negli ospedali, nel carcere, nei luoghi di accoglienza dei rifugiati. Angeli nelle persone dei nostri fratelli ammalati o molto anziani, che hanno dato tutto per la chiesa, per la fraternità, per i poveri. Volti di persone anonime che fanno il bene senza aspettare niente in cambio. Gli angeli della gente semplice delle nostre parrocchie che ci aiutano nella pastorale o con la loro presenza nelle celebrazioni, o ci offrono il meglio di se stessi con la loro vicinanza e amicizia. Sono angeli senza ali, ma con una voce che nessuno può far tacere.

In attesa, in questo Avvento, di un mundo migliore, di una Chiesa più libera da angosce per il passato, di una fraternità di fratelli impegnati per il Regno, di un mondo rinnovato dallo sforzo di pace per i dirittti Umani, contro tutte le disuguaglianze, il mio augurio di un Natale pieno di Dio, di Gesù fratello e amico. Un grande abbraccio.

Aurelio SANZ BAEZA, fratello responsabile

Perín, Cartagena, Murcia, España, 1 dicembre 2018,
festa del beato Carlos de FOUCAULD

(Grazie, Mario MORICONI, per la traduzione italiana)

PDF: Lettera d’Avvento 2018, fratello responsabile, it