Text 1, Heligsprechung, it., Canonizzazione Fratel Carlo

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FRATERNITA’ SACERDOTALE JESUS CARITAS

PREPARARE LA CANONIZZAZIONE DI FRATEL CHARLES

TEMA 1: LA CANONIZZAZIONE DI FRATEL CHARLES E LA NOSTRA OPZIONE PER I POVERI

Fernando Tapia Miranda
Equipe internazionale

<<La pandemia ha messo allo scoperto la difficile situazione dei poveri e la grande ineguaglianza che regna il nostro mondo>> ha affermato Papa Francesco il 19 agosto scorso. E ha aggiunto << E il virus, mentre non fa eccezioni tra le persone, ha trovato, nel suo cammino devastante, grandi disuguaglianze e discriminazioni. E le ha aumentate!>>

Ciò significa che i poveri, oggi, soffrono più di prima a causa della mancanza di assistenza sanitaria, della disoccupazione e della fame.

Il Santo Padre riconosce che la risposta alla pandemia deve essere duplice: da un lato, <<è indispensabile trovare la cura per un virus piccolo ma tremendo, che mette in ginocchio il mondo intero>>, e dall’altro, aggiunge il Papa, <<dobbiamo curare un grande virus, quello dell’ingiustizia sociale, della disuguaglianza di opportunità, della emarginazione e della mancanza di protezione dei più deboli>>.

Questa situazione ci spinge a riaffermare la nostra opzione evangelica per i poveri. Francesco continua nella sua catechesi: <<La fede, la speranza e l’amore necessariamente ci spingono verso questa preferenza per i più bisognosi, che va oltre la pur necessaria assistenza. Implica infatti il camminare insieme, il lasciarsi evangelizzare da loro, che conoscono bene Cristo sofferente, il lasciarsi “contagiare” dalla loro esperienza della salvezza, dalla loro saggezza e dalla loro creatività. Condividere con i poveri significa arricchirci a vicenda. E, se ci sono strutture sociali malate che impediscono loro di sognare per il futuro, dobbiamo lavorare insieme per guarirle, per cambiarle>> (Chi non riconoscerebbe in tutto questo la maniera di evangelizzare di Fratel Charles?)

Il Santo Padre afferma che <<la pandemia è una crisi e da una crisi non si esce uguali: o usciamo migliori o usciamo peggiori. Noi dovremmo uscire peggiori, per migliorare le ingiustizie sociali e il degrado ambientale.>>

La Canonizzazione di Fratel Charles avviene in questo contesto e non è un caso. Attraverso questo evento di grazia, Dio vuol mettere davanti agli occhi di tutti un uomo, un credente, un pastore, un missionario che si è donato anima e corpo ai più poveri e abbandonati del suo tempo, i Tuareg. Si è fatto uno di loro, ha camminato con loro, si è lasciato evangelizzare da loro. La santità oggi passa attraverso la scelta preferenziale per i poveri.

Se vogliamo preparare e celebrare nel modo migliore la Canonizzazione di Fratel Charles, non è per glorificare Fratel Charles, ma per rendere ancora più forte in tutta la Chiesa un amore attivo e propositivo per i più piccoli, gli ultimi, che, oggi, è più necessario che mai. Il Papa afferma in Evangelii Gaudium: <<La bellezza stessa del Vangelo non sempre può essere adeguatamente manifestata da noi, ma c’è un segno che non deve mai mancare: l’opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via. >> (EG 195)

Noi, la famiglia spirituale di Fratel Charles, abbiamo accolto come una grazia il suo carisma, che riceve, inoltre, in questo contesto di pandemia, una luce e una convalida particolare. Non posiamo tenerlo nascosto, trascurarlo o farlo rimanere sterile. <<Ravviva il dono di Dio che è in te>> diceva San Paolo a Timoteo. Questo è l’invito che il nostro Fratello e Signore Gesù ci rivolge oggi, per contribuire al grande rinnovamento della Chiesa che lo Spirito Santo sta suscitando attraverso Papa Francesco. Abbiamo perciò una grande responsabilità. La Canonizzazione di Fratel Charles è un’opportunità unica per progredire in questa direzione.

Per la riflessione e la preghiera personale o in gruppo:

• Vedo una connessione tra la nostra opzione per i poveri, il rinnovamento della Chiesa sollecitato da Papa Francesco e la Canonizzazione di Fratel Charles?
• Quali chiamate alla conversione ci sta inviando il Signore tramite questa Canonizzazione?
• Quale sarà il mio contributo affinché la Canonizzazione porti i frutti che il Signore si attende?

Santiago del Cile, 10 settembre 2020

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Lettera di Eric ai fratelli del mondo intero, 15 ottobre 2020

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FRATERNITÀ SACERDOTALE JESUS CARITAS

LETTERA DI ERIC AI FRATELLI DEL MONDO INTERO

Dumaguete City, Philippines, 15 Ottobre 2020

Carissimi fratelli,

pace e amore a voi tutti in questo periodo di pandemia!

Come Maria di Magdala che annuncia la resurrezione di Gesù agli undici, mi sento abbattuto ma sono pieno di una grande gioia per quanto sto per dirvi. Il Cristo risorto, preparando i fratelli ad accogliere la buona novella, chiese a Maria “di andare a dire ai miei fratelli che dovevano andare in Galilea. Là mi vedranno” (Mt 28, 10). La Galilea è il luogo scelto da Gesù per essere visto nella sua serena ma gloriosa apparizione dopo il suo doloroso trapasso. E’ anche luogo di incontro, di trasformazione e rinnovato impegno a seguirlo oltre l’evento della passione. Mentre si raccontavano le loro inquietudini per il futuro, la loro confusione e il loro senso di colpa per tutto quello che era accaduto, Gesù venne in mezzo a loro. Li condusse pazientemente a vedere con occhi nuovi le loro piccole storie di disillusioni e di dolore alla luce della più grande storia del Regno di Dio. E’ dopo aver sperimentato il perdono e la pace di Dio nel Cristo risorto che i fratelli sono stati segnati in modo permanente da una rinnovata gioia e un intrepido coraggio per gridare l’Evangelo con la loro vita e anche col proprio martirio.

Allo stesso modo Gesù ci invita ad andare nella Galilea delle nostre fraternità – locale, nazionale, regionale e internazionale – e a rivedere l’evento di Cristo nel nostro mondo e nella nostra storia. Nello stesso spirito, permettetemi di condividere con voi alcune proposte, stimoli alla riflessione e all’azione riguardo alle nostre attività in preparazione alla celebrazione e alla post-celebrazione in occasione della canonizzazione di Fr Charles. Queste proposte provengono dai nostri incontri online con il team internazionale. Speriamo che entreremo tutti insieme e individualmente in una dimensione di gratitudine, di gioia e di rispetto per questo dono. Possa questo stesso dono generare rinnovamento, radicamento e un rinnovato impegno per noi che siamo ispirati dalla vita e dalla testimonianza di Fr Charles. E’ importante sottolineare che celebriamo questo dono con gli altri membri della famiglia spirituale.

Allora, come celebreremo la canonizzazione di Fr Charles? Anche se la data non è stata ancora fissata riteniamo che sia importante pianificare e organizzare la nostra gratitudine e la nostra gioia. Prima di tutto permettetemi di porvi questa domanda: Che importanza ha la canonizzazione di Fr Charles per te che segui la sua spiritualità? Come la comprendi? Posso invitarti a porti questa domanda per un certo tempo e a comprendere molto bene il valore che ti inspira questo evento?

Il tuo discernimento personale e quello degli altri, una volta condiviso e ascoltato, potrebbe ispirare la nostra pianificazione creativa e la celebrazione dell’evento.

Siamo fermamente convinti che questa canonizzazione non consista nel glorificare Fr Charles. Sarebbe completamente contrario a ciò per cui lui è vissuto. Si tratta piuttosto di suscitare e attuare un rinnovamento nella chiesa, nel nostro mondo, nel clero facendo leva sul carisma, l’intuizione, il messaggio e l’eredità di Fr Charles. La nostra Chiesa, oggi, attraverso la coraggiosa guida di Papa Francesco, si orienta verso la missione nelle periferie, una rinnovata evangelizzazione, la cura della nostra casa comune, la costruzione di fraternità umane per la pace mondiale. La pandemia ha rivelato un virus più complesso che scava un fossato ancora più profondo tra ricchi e poveri, accresce le tensioni tra i leaders politici del nostro mondo, l’economia di mercato che travalica la responsabilità umana ed ecologica, la cultura che è diventata veloce e ampia con le informazioni digitalizzate ad altissima velocità. Il clero diocesano ha bisogno di una icona che ispiri una più grande radicalità nel vivere il Vangelo e una spiritualità che fondi il nostro ministero sui cammini non convenzionali di Gesù a Nazaret. Fratel Carlo è sempre stato e sempre sarà un testimone che nostra Gesù. Proprio perché lui ha vissuto ciò in cui credeva appassionatamente, siamo invitati a riprendere il cammino che lui ha percorso con lo stesso amore e la stessa intensità fino al nostro ultimo respiro.

Ecco, allora, le nostre umili proposte.

1) La canonizzazione non sia semplicemente un evento di un solo giorno, ma un processo prolungato caratterizzato da tre diverse fasi: PREPARAZIONE, CELEBRAZIONE, PERIODO DOPO LA CANONIZZAZIONE.

2) Invitiamo ogni laico, religioso, diacono, vescovo a partecipare ai nostri cammini locali, nazionali, regionali e internazionali di riflessione, di preghiera e di azione, se possibile con gli altri membri della famiglia spirituale.

3) Nella nostra fase di preparazione saremo guidati dai seguenti temi per un discernimento personale e comunitario:

• La situazione dei poveri nel nostro mondo oggi (Fernando Tapia)
• La biografia di fratel Charles e il suo valore oggi (Honoré Savadogo)
• Elementi essenziali della spiritualità ispirata da fratel Charles e il suo valore oggi (Tony Lanes)
• Il nostro modo di evangelizzare ispirato dalle testimonianza di fratel Charles (FernandoTapia)
• Dialogo interreligioso secondo la via e l’intuizione di fratel Charles (Jean François Berjonneau)

I testi saranno disponibili ogni settimana sul nostro sito Web – www,iesuscaritas.org.

Leggiamo, riflettiamo, preghiamo e agiamo attraverso questi gioielli di Fr Charles.

Faccio un umile appello ai responsabili continentali perché motivino i responsabili nazionali e locali a cercare sul nostro sito Web questi documenti in modo che possiamo bere tutti insieme dalla stessa fonte.

Possano le nostre riflessioni far nascere liturgie creative, azioni missionarie e di solidarietà verso le periferie a livello locale, nazionale, regionale e continentale, possibilmente in collaborazione con gli altri membri della Famiglia Spirituale.

4) Il giorno precedente la canonizzazione, l’Associazione Spirituale della Famiglia Charles de Foucauld organizzi una veglia a Tre Fontane e, il giorno successivo la canonizzazione a San Pietro, ci sarà una messa di ringraziamento presieduta da Mons John MacWilliam il vescovo del Sahara. Ulteriori dettagli saranno forniti non appena sarà fissata la data della canonizzazione.

5) Nel periodo che segue la canonizzazione, annunciamo con zelo Fratel Charles e la sua spiritualità organizzando delle settimane di Nazaret per i giovani e per i preti interessati e facilitando il Mese internazionale di Nazaret, secondo la lingua.

Grazie tante. Possa il nostro Fratello Universale San Charles de Foucauld intercedere per noi perché possiamo crescere in creatività e coraggio come zelanti discepoli di Gesù a Nazaret oggi.

Vi partecipo l’affetto fraterno dei membri dell’equipe internazionale.

Vostro fratello e servo

Eric LOZADA

PDF: Lettera di Eric ai fratelli del mondo intero, 15 ottobre 2020 it

Come un’oliva abbandonata. Fratel Oswaldo, jc

Charles de Foucauld è stato beatificato da papa Benedetto XVI il 13 novembre 2005 e ora siamo tutti in attesa di conoscere la data per la canonizzazione. La raccolta delle olive in questo periodo dell’autunno luminoso mi ha ispirato a condividere queste righe.

Frère Charles ha trascorso gli ultimi anni della sua esistenza a Tamanrasset, nel profondo sud del Sahara, dove si arrivò l’undici agosto 1905 fino alla morte, ivi avvenuta il 1° dicembre 1916. Sono stati anni ricchi di esperienze e incontri con i Tuareg presso i quali ha “gridato il vangelo con la vita”, vivendo la quotidianità nella sua nuova “Nazaret”. È stato un tempo di intenso lavoro epistolare e intellettuale, ma sono stati anche anni di prova e di sofferenza. Durante l’inverno 1907-1908, infatti, si era ammalato gravemente. Desiderava tanto avere dei compagni, ma non c’erano speranze. La malattia e la solitudine appesantirono l’anima di fr. Charles fino a fargli prendere consapevolezza del suo personale fallimento, avvertendo un senso di inutilità. Il suo stato d’animo era pessimo. Una lettera del 1° gennaio 1908, all’abbé Huvelin suo padre spirituale, è tra le più tristi che conosciamo:

«Padre amatissimo… non occorre che io mi raccomandi alle sue preghiere: lei conosce le mie miserie e sa quanto ho bisogno delle sue preghiere. Sono più di ventuno anni che mi ha ricondotto a Gesù e che è mio padre, quasi diciotto che sono entrato in convento: ho ormai cinquanta anni di età: quale messe dovrei aver raccolto per me e per gli altri! Invece mi trovo nella miseria e nella privazione e agli altri non ho procurato il minimo bene… Poiché dai frutti si conosce l’albero, posso sapere ciò che sono. Preghi dunque per il suo figliolo così povero e indegno».

Pur avendo superato la crisi dell’inverno 1907-1908, la situazione non volta pagina dal punto di vista umano. Il 1910 è stato l’anno dei lutti dolorosi: a pochi mesi di distanza muoiono il Prefetto Apostolico, mons. Guérin e l’abbé Huvelin. È come se avesse perso prima un fratello e poi il proprio padre. In questo clima generale, comprendiamo la lettera del 1° settembre 1910 alla cugina Marie de Bondy:

«La solitudine aumenta. Ci si sente sempre più soli al mondo. Alcuni sono partiti verso la Patria, altri vivono sempre più appartati da noi; ci si sente come l’oliva rimasta sola in cima a un ramo, dimenticata dopo la raccolta; nella nostra epoca questo paragone della Bibbia torna spesso alla mente… Ma Gesù resta: Gesù, lo Sposo immortale che ci ama come nessun cuore umano è capace di fare; resta adesso, resterà sempre. Ci ha sempre amati, ci ama in questo istante, ci amerà fino al nostro ultimo respiro; e se non respingiamo il suo amore, ci amerà eternamente. “Caritate perpetua dilexi te, miserans”»…

Un’oliva che il Divino Agricoltore ha trascurato di portare al frantoio dell’apostolato e dalla quale perciò non uscirà la più piccola goccia d’olio. L’immagine è affine a quella evangelica tanto cara a fr. Charles del chicco di grano che non diventa spiga perché sotto terra non muore (Gv 12,24). Nel 1911, a Suzanne Perret, scriveva: «Voi siete il chicco di grano caduto in terra che muore per portare frutto… ottenete anche a me di saper morire e portare i frutti voluti dal cuore di Gesù».

La vita di Charles de Foucauld è simile a una parabola evangelica. I frutti sono apparsi dopo la sua morte, e quanta abbondanza! Per quanto riguarda l’Italia, a rischio di tirare un po’ il mantello di Charles, direi che è importante ricordare che proprio nel 1910, mentre il Nostro riteneva di non essere riuscito a combinare niente e quindi di aver sprecato la sua esistenza, veniva al mondo Carlo Carretto (+ 1988), testimone appassionato del cattolicesimo del secolo scorso, colui che qui e non solo, ha fatto conoscere la spiritualità di Charles subito dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, stabilendosi a Spello…

Il messaggio del “fratello universale” è oggi di grande attualità. Come sappiamo, papa Francesco ha citato Charles a conclusione  della sua recente enciclica “Fratelli tutti”.

Ora, lo scorso 7 novembre, il gesuita Diego Fares ha scritto, su «La Civiltà Cattolica», una articolo vivamente consigliato, dove ipotizza che il Papa cita fr. Charles al termine del Documento proprio perché fin dall’inizio l’intera enciclica si ispira alla vita del Fratello universale. «LA FIGURA DI CHARLES DE FOUCAULD HA IN “FRATELLI TUTTI”, UNA GRANDE FORZA TESTIMONIALE», dice padre Fares.

«Il fatto di mettere in risalto la figura di Charles de Foucauld, che presto canonizzerà ha in Fratelli tutti una grande forza testimoniale: raccoglie e attualizza l’eredità di Francesco d’Assisi, sintetizza e incarna il contenuto evangelico che il Papa espone nell’enciclica, e ci interpella in modo concreto là dove è in atto la più grande sfida del nostro tempo.

I due ultimi punti che il Papa dedica esplicitamente al beato Charles sono brevi, ma densi di contenuto evangelico. Francesco mostra come il sogno di de Foucauld, di una donazione totale a Dio e ai fratelli che gli permettesse di riuscire a farsi «fratello di tutti», «fratello universale», il beato lo ha realizzato solo «identificandosi con gli ultimi» (FT 287; cfr 2-4). La cosa più importante che ci fa notare il Papa è che non si tratta di un sogno casuale. Esso giunge carico di storia: il sogno del beato Charles è lo stesso che Dio ispirò a Francesco d’Assisi. È un ideale a lungo sognato, un ideale che comporta un cammino di trasformazione anche in noi, fino a farci sentire, come questi santi, fratelli e amici di tutti».
È proprio vero, come sosteneva Romano Guardini, le grandi cose nascono e si sviluppano nel silenzio.

PDF: Come un’oliva abbandonata. Fratel Oswaldo, jc

Charles de FOUCAULD e la lingua del deserto. Carlo OSSOLA

Carlo OSSOLA (avvenire.it)

Charles de FOUCAULD nel deserto de l’Ahaggar

Il riconoscimento ufficiale (27 maggio 2020) di un miracolo – avvenuto il 30 novembre 2016, vigilia del centenario dell’assassinio, il 1 dicembre 1916 – porterà presto alla canonizzazione di Charles de Foucauld, dopo la beatificazione proclamata il 13 novembre 2005. Charles de Foucauld (Strasburgo 1858 – Tamanrasset 1916) è come l’ultimo degli eredi dei “tre ordini” della società di Antico Regime: nobiltà di famiglia, servizio nell’esercito e poi nella Chiesa. Fu infatti ufficiale di cavalleria nella celebre École de Saumur, inviato in Algeria, poi esploratore in Marocco. Tornato a Parigi si converte grazie all’abbé Huvelin (1886): cercando solitudine e imitazione di Cristo si fa monaco in una trappa in Siria nel 1892, poi prete nel 1901; ritorna infine in Africa, prima a Béni-Abbès, nella regione di Orano, ove fonda una Fraternità, e dal 1905 à Tamanrasset, nell’Hoggar, ove morirà nel 1916.

Consacrò la sua vita all’ascolto e al servizio del popolo Tuareg, di cui ha illustrato la lingua e la poesia, con uno slancio di fraternità: scrivendo a Henry de Castries il 29 novembre 1901, egli non si propone altro che di creare luoghi di eremitaggio che siano la Khaoua, “la fraternité”, poiché «Khouïa Carlo est le frère universel. Priez Dieu pour que je sois vraiment le frère de toutes les âmes de ce pays». In effetti la sua opera principale, i quattro volumi manoscritti del Dictionnaire touareg– français. Dialecte de l’Ahaggar (pubblicati postumi in edizione fototipica nel 1952 dall’Imprimerie Nationale) non sono soltanto il registro d’una memoria collettiva e il patrimonio linguistico di un popolo e di una civiltà; sono soprattutto il frutto di un ascolto appassionato, di una visione luminosa, di una fedeltà incondizionata all’uomo.

L’antologia tematica che ora per la prima vota si pubblica, Des pierres feuilletées. Anthologie thématique du Dictionnaire touareg-français. Dialecte de l’Ahaggar (Lambert-Lucas, pagine 288, euro 20,00) mette in cammino verso i cieli, i deserti, l’intimo pulsare della creazione. Per chi legge, arricchisce non solo la lingua di sfumature e di palpiti, ma offre alle cose un volto nuovo, che sa di essenza intima, invisibile all’occhio esteriore. Occorre dunque percorrere questo Dizionario come uno dei più intensi inni alla bellezza del creato, nella trasparenza di uno sguardo che non è guidato dal desiderio ma dall’accoglienza di “tutto ciò che viene incontro”, dai raggi del sole ai riflessi delle chiome dei cavalli: «semekket: […]: brillare, essere lucente (soggetto essendo il sole, la luna, una stella, un baleno, un fuoco, una fiamma, uno specchio, del vetro, del metallo lucidato, dell’acqua tersa, di una stoffa satinata, di un oggetto verniciato, di una superficie di stoffa luccicante, di pelle, del candore della carta, dei capelli o della pelle di una persona, del pelo di un cavallo, di tutto ciò che brilla o riluce, di colore chiaro o anche saturo) || per estensione: rifulgere di candore (soggetto essendo una stoffa bianchissima, una carta immacolata, dello zucchero o del sale, un cavallo o un cammello nivei, etc.)».

Questo lento volgersi all’essenziale è animato da una sete di unione che suscita sovente uno slancio di condivisione che va oltre il concetto descritto: «aser […] si dice, per esempio, di qualcuno che unisca le dita della mano, o congiunga i piedi o le ginocchia, che stringa la sua mano a quella di un’altra persona; per estensione: “unire (per amicizia, affetto, amore) delle persone» || “unire (per questioni d’interesse, o di denaro) delle persone” || “unire (con dei legami di parentela) delle persone”, “accoppiare (unire per la generazione)” || “congiungere la notte con il giorno” (in un viaggio, in un lavoro)».

Nel silenzio del deserto, la parola è insieme pronuncia ed eco, musica che si perde, miraggio d’infinito, Ó‘ouâl: « el aouâl: “tenere parola” significa talvolta “tenere alla parola (essere fedele alla propria parola, alla parola data)”; “aver parola, autorità (in un paese, presso della gente)”, “avere la propria parola ascoltata con rispetto, fiducia, considerazione (in un paese, una tribù, un insieme di persone)”». Ma ciò che più conta, ed è più prezioso, è la piccolezza, l’umile resto che nessuno vede: «semmedri […] rimpicciolire || può talvolta tradursi con ridurre (di dimensione) una cosa che esiste già o render più ridotta una cosa che non esiste ancora; mantenere nel piccolo (detto di posizione sociale) qualcuno la cui posizione sociale è modesta || semmeá ¸ ri, quando si riferisce a imân“ anima” significa abbassare la propria anima e può avere tre accezioni: “abbassarsi (agli occhi degli altri, facendo azioni prive di saggezza); umiliarsi (nella stima di sé, per umiltà interiore, essere umile interiormente); mostrarsi umile (in parole e attitudini, per umiltà esteriore, essere umile esteriormente)».

Quest’umiltà non è più solo vocabolario ma vita: «zegzen […] rimettersi interamente a (abbandonarsi interamente e con piena fiducia e abbandono a…; contare pienamente, rimettendosi, su… (una persona, un animale, una cosa) || per estensione: “abbandonarsi [a Dio, alla volontà divina, – sotto intesi]; rimettersi [a Dio, alla volontà divina]”». Nella parabola di Charles de Foucauld, questo aderire alla parola dell’altro è stata una silente e ardente veglia, di attesa e di compimento: « edel […] sperare in [Dio o una persona] ; sperare [qualcosa] da [Dio o una persona] ||per estensione: “arrivare di notte in [un luogo]; arrivare di notte presso [qualcuno]”. Si impiega in questo senso quale che sia il motivo per il quale si arriva di notte da qualche parte o presso qualcuno, che si sia attesi o meno || per estensione “mendicare [richiedere come elemosina] qualcosa a [qualcuno]”. Si dice dei poveri che vanno mendicando». Non resta, con Charles de Foucauld, che domandare questa elemosina, e questa saggezza: «La condizione dell’amore, è il silenzio » (Chants touaregs).

PDF: Charles de FOUCAULD e la lingua del deserto. Carlo OSSOLA it