Lettera di Pentecoste 2020, Eric LOZADA

In primo piano

“Vieni, Santo Spirito nei nostri cuori e manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, Padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori. Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima,… invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli, lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato” ( da Vieni Santo Spirito).

Amati fratelli,
con una più grande intimità e attenzione, faccio con voi questa preghiera allo Spirito. Il Corona virus ci ha costretti a fermarci e a guardare in profondità per comprendere quello che è accaduto sul piano locale e mondiale e che ci ha condotto là dove siamo ora affinché lo Spirito possa condurci verso nuovi e creativi cammini. La pandemia ci insegna che il nostro mondo ha bisogno di essere rinnovato se non vogliamo perire tutti. La nostra considerazione per ogni persona umana, per i nostri modelli di vita familiare, per le comunità vicine, per le scuole, le chiese, le religioni, la politica, l’economia, la tecnologia, i social media, la nostra cura per la Madre Terra, tutto ciò deve fondarsi su principi più universali e inclusivi, equi, meno discriminatori e contraddittori per poter progredire nuovamente nella civiltà dell’amore e della vita.

Accogliamo nuovamente lo Spirito a Pentecoste ma non dimentichiamo che lo Spirito è là dall’in-principio della Genesi (cfr Gn 1, 2). Il movimento dello Spirito è sempre stato quello di ricondurre all’ordine il caos, di donare la vita, di condurci a tutta la verità, di insegnarci tutto ciò che dobbiamo sapere (Gv 16, 13). Ma lo stesso Spirito soffia dappertutto dove vuole e non possiamo dire da dove viene e dove va (Gv 3, 8). La nostra teologia, la nostra riflessione e la nostra programmazione non possono prevedere né ostacolare il cammino dello Spirito. Ci sorprende sempre, allargando la nostra visione e liberando sempre più i nostri cuori da tutto ciò che ostruisce affinché siamo liberi per Dio nel nostro mondo. Proprio come non possiamo vedere l’aria, il silenzio, lo Spirito Santo rinnova il nostro mondo in un modo che sorpassa la nostra visione. Noi dobbiamo semplicemente stare alla sua Presenza in ogni momento.

Il nostro mondo, compresa la nostra Madre Terra, è nelle doglie del parto di quello che sarà il futuro dopo la pandemia. La grande mistica, Julienne de Norwich, nella sua tredicesima rivelazione, dice: “Tutto andrà bene e tutte le cose andranno bene”. Spiegò che ciò significava essere gioiosi in ogni circostanza, anche in quelle sfavorevoli, perché alla fine Cristo ricapitolerà tutte le cose. Dobbiamo stare attenti a come accogliamo questo messaggio. Questo significa che noi incrociamo le braccia e lasciamo fare tutto a Dio? E’ una specie di teologia dolce che promette la manna dal cielo in mezzo alle nostre sofferenze?

La pandemia ci insegna la speranza. La speranza è la nostra capacità di mettere il futuro nelle mani del Dio dell’amore. La speranza non è qualcosa di molle; è una lotta per sperare. Lottiamo perché sembra che il male, la tirannia, la violenza, la paura, la morte dominano più della bontà, della pace, dell’unità, dell’amore, della vita. La risposta di Dio al male è nascosta nel Cristo risorto. Egli non ha mai salvato suo Figlio dal crogiolo della sofferenza, ma alla fine lo ha giustificato con una nuova vita dopo che egli ha attraversato l’impotenza, la paura, la violenza, la morte. Alla fine Dio ci giustificherà e mostrerà al mondo e a tutti i suoi sistemi quanto fosse sbagliato in tanti suoi modi di essere (Gv 16, 8). Ma dobbiamo prendere una decisione. Di fronte al male e alla sofferenza, lasceremo che la paura, la disperazione, l’indifferenza, l’amarezza, la collera, la delusione prendano il sopravvento nel nostro cuore o saremo più aperti, reattivi, pieni d’amore, di perdono, di vita? Lo Spirito rinnova il nostro mondo e tutta la creazione in maniera più paziente, dolce e umile. Noi siamo invitati a non opporci al suo cammino ma a seguire il piano di Dio per il nostro mondo.

Allora, che dobbiamo fare? Quali sono le possibilità e le sfide che ci vengono date e che dobbiamo affrontare con rinnovato coraggio e speranza? Qualcuno ebbe a dire: “Oggi non abbiamo bisogno di grandi uomini con cuori piccoli, ma di piccoli uomini con cuori grandi, perché solo i piccoli e i più piccoli possono passare attraverso la cruna di un ago”. Piccoli atti di bontà realizzati con cuori debordanti di devozione. Oggi, il nostro nuovo principio è la necessità di tornare ai fondamenti della vita secondo il Vangelo, le opere di misericordia corporali e spirituali. Il nostro fratello Charles ci ha lasciato una spiritualità – imitare Gesù a Nazaret, cercare l’ultimo posto, vivere con semplicità, compiere l’apostolato della bontà con una persona alla volta, essere un fratello e un amico per ogni persona, senza distinzioni di colore, di credenza, di status, essere prossimo dei poveri. Papa Francesco ci esorta ad andare verso le periferie, ad essere i testimoni della gioia del Vangelo, a proteggere i minori e gli adulti vulnerabili, ad impegnarci in una formazione permanente, a proteggere la nostra Madre Terra, la nostra casa comune. Dobbiamo ugualmente tornare ai fondamenti della nostra spiritualità con un nuovo entusiasmo – adorazione quotidiana, meditazione quotidiana del Vangelo, revisione di vita, giornata mensile di deserto, incontro di fraternità. Rinnoviamo la nostra fedeltà alla pratica non per crescere nella perfezione ma per assumerci una maggiore responsabilità per il dono ricevuto e lasciare che i frutti fluiscano verso gli altri all’infinito finché Dio sia glorificato nelle loro vite.

Fratelli, in questo periodo di pandemia, riceviamo un dono speciale dalla nostra Madre Chiesa – il decreto della santità di frère Charles. Con gli altri membri della famiglia spirituale, compresi quelli che si sono ispirati a fratel Charles ma non sono membri “canonizzati” della famiglia spirituale, ringraziamo lo Spirito per questo dono. Speriamo e preghiamo perché la vita, il messaggio, l’intuizione e l’eredità di fratel Charles siano resi più disponibili e possano essere fonte d’ispirazione per molte persone, come lo Spirito vuole. Per noi stessi, preghiamo per un maggiore impegno a testimoniare nelle nostre vite e nel nostro ministero ciò per cui fratel Charles ha vissuto.

Termino la mia lettera con la Colletta della messa di oggi – “Padre, santifica la tua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo”.

Grazie tante. Continuiamo a portarci l’un l’altro e il nostro mondo nella preghiera. Grazie di pregare anche per me.

Vostro fratello e servitore responsabile,

Eric LOZADA
Filippine, 21 maggio 2020

PDF: Lettera di Pentecoste del responsabile generale ai fratelli, Eric LOZADA, Pentec.2020, it

Lettera di pasqua 2020 ai fratelli di tutto il mondo. Eric LOZADA

In primo piano

Filippine, 12 aprile 2020

Sono risorto e sono ancora con te, Alleluia. (cfr Sal 139, 18)

Fratelli amati,

vi scrivo dal mio eremo proprio come molti di voi in quarantena. Questa clausura imposta è un invito eccellente per l’adorazione quotidiana, la meditazione evangelica, la giornata del deserto, la revisione della vita, la preghiera per il mondo, specialmente per i poveri, con fedeltà, intensità e raccoglimento. Una vita di qualità di solitudine e preghiera è il nostro umile atto di carità verso il nostro mondo in pandemia.

Guardando attraverso la mia finestra, sto vedendo segni di nuova vita dalla natura. È secco e umido qui, ma gli uccelli giocano e cantano il loro unico repertorio di canzoni, farfalle che volano delicatamente da un fiore all’altro alla ricerca di nettare, gli alberi sono verdi e danno ombra nonostante il caldo pungente. Meraviglioso come la natura abbia il suo modo di annunciare la risurrezione. Nessuna preoccupazione, abbandono completo a Dio che si prende cura di loro. Noi, esseri umani, dovremmo essere una razza superiore a causa della nostra ragione, ma la stessa ha sistematicamente eliminato la fiducia in Dio nel giorno per giorno e contiamo di più sul nostro pensiero egoistico. Questo stesso pensiero è stato causa di violenza, odio e sfiducia. La risurrezione ci offre perdono, amore e fiducia. Il mondo deve scegliere.

Siamo in quarantena di comunità raforzata fino al 3 maggio, ma ai sacerdoti vengono concessi i pass di accesso per opere liturgiche e di beneficenza. Lo uso ogni giorno per visitare persone dove sono invitato ad accompagnare i morti e le famiglie in lutto, a facilitare il dialogo nelle famiglie, a dare cibo e denaro a coloro che sono stati licenziati dal lavoro. Qualcuno mi ha spinto a stare con le persone nella loro impotenza soprattutto perché non potevano andare in chiesa e pregare. La Presenza rappresentata nella mia persona è un balsamo rassicurante di conforto per loro. Sono stato molto attento anche se ho seguito i protocolli di igiene e distanziamento per non causare ulteriori danni alla comunità. Stamattina, il mio amico Lemuel è venuto all’eremo molto affamato, di aspetto stravagante, chiedendo da mangiare per i suoi 4 bambini affamati. Lemuel è stato licenziato dal lavoro. Consegnandogli dei viveri, sono benedetto dalla sua gioia, ma avverto anche l’incertezza nei suoi occhi.

Dopo la preghiera di questa mattina, guardo a lungo amorevolmente la mappa appesa al mio muro. I miei occhi sono fissi nei quattro continenti : Africa, Europa, Asia, America. Il virus è davvero un grande equalizzatore per i paesi ricchi e poveri che soffrono della stessa sorte. Vedo volti di medici, infermieri, pazienti e le loro famiglie, preoccupati, impauriti eppure in lotta per la vita. (Mentre scrivo, vengo informato che mia sorella che lavora come infermiera negli Stati Uniti è COVID positiva. La sua famiglia è ora a rischio).

Il mondo sta subendo la sua passione. Vedo facce di impotenza, preoccupazione, paura, tristezza, odio, violenza ovunque in molteplici travestimenti. E mi chiedo : qual è il messaggio di Cristo risorto al nostro mondo oggi? Cosa ci invita Dio a vedere? Dove ci sta portando? La Resurrezione significa che ci salverà da tutti questi? Qual è la risposta di Dio al suo popolo in pandemia? Come si può ascoltare il dolce messaggio della Resurrezione tra le notizie prepotenti di morte, sofferenza, conflitto? Dov’è la strada della speranza e della nuova vita in questo nostro momento difficile?

Fratelli, per favore, soffrite con me queste domande. Ho bisogno di te, abbiamo bisogno l’uno dell’altro, la gente ha bisogno di noi. La risurrezione non è una gioia poco costosa né usa parole dolci per salvarci dalla nostra sofferenza. Dobbiamo distendere le orecchie e allargare i nostri cuori per ascoltare il Messaggio. Lottiamo con Dio per le risposte, anche se la sua risposta è nascosta nel Suo silenzio. Trovo la lettura del racconto della Resurrezione secondo Giovanni, quest’anno un Kairos. Alcuni dettagli di Giovanni potrebbero aiutarci a vedere e ascoltare il Messaggio. Dato che non ho studiato l’ermeneutica biblica così bene, mi affido a una riflessione orante del testo. Per favore sii generoso se sembra ingenuo.

Vorrei solo sottolineare 3 cose. In primo luogo, Giovanni parla della risurrezione come avvenuta “il primo giorno della settimana, mentre era buio” (Gv 20, 1a). La risurrezione esplode dalle fondamenta stesse della nostra umanità e del mondo, nell’oscurità dell’inconsapevolezza. Questo ci ricorda la Genesi quando il mondo era oscuro e senza forma e lo Spirito si aleggiava sulle acque scure. Quindi Dio disse: “Sia la luce e la luce fu” (Gn 1, 2-3).

Oggi il mondo è nell’oscurità della pandemia. Il futuro sembra persino più oscuro per molti. Come si riprenderanno le imprese, il governo e le persone? La nostra pianificazione strategica, previsioni ottimistiche, si troverà la cura e la luce sufficiente per darci un futuro luminoso? Nel mezzo dell’oscurità totale, dove le fondamenta del mondo sembrano essere scosse, Cristo, la luce, esplode. Possiamo vedere? Vedere non deriva dalla nostra logica umana poiché la stessa è facilmente sconfitta dalle tenebre. La luce viene da Cristo risorto. Dio ci salverà da questo male? Niente affatto: per il male fa quello che fa. Dio salva. Alla fine egli rafforza la virtù, la bontà, la fedeltà mentre attraversiamo il male e la sofferenza proprio come ha fatto a Gesù. Alla fine sono Dio e Cristo risorto ad avere il controllo e non il male e la morte. Questo è il nostro credo. Dobbiamo semplicemente fidarci della sua verità e viverla nella vita di tutti i giorni.

Secondo, Giovanni sottolinea che Maria di Magdala vide per la prima volta la tomba aperta (Gv 20, 1b). Era triste perché non riusciva ancora a collegare la tomba aperta con la Risurrezione. Fu solo dopo aver pianto che vide il Risorto (cf. Gv 20, 11 ss). Questo è un invito per noi a vedere la nostra realtà attraverso la delicata lente del femminile, nella tristezza e nelle lacrime. Entrambi preparano il cuore per il vero vedere. Ci sono molte cose della nostra realtà per le quali siamo tristi oggi. Siamo in lacrime perché, in un modo o nell’altro, facciamo parte di questo mondo ferito, rotto e violento e, in molti modi, abbiamo contribuito alla sua violenza e ferita.

Infine, Maria riferì a Pietro e Giovanni ciò che vide. Pietro e Giovanni lo videro da soli. Pietro vide. Giovanni vide e credette. Non hanno ancora capito il significato della risurrezione (cfr Gv 20, 2-9). Questo dettaglio ci insegna che per sperimentare una nuova vita, dobbiamo raggiungerci e camminare insieme come una comunità di cercatori di verità. La nostra realtà è una visione condivisa e nessuno monopolizza il tutto o assolutizza la sua parte del tutto. Ognuno contribuisce. Ognuno crede che l’altro abbia qualcosa da offrire. La verità ci rende umili perché invece di possederla, essa ci possiede. È sempre oltre noi. Quindi, abbiamo bisogno del contributo reciproco. La verità è un dono gratuito rivelato a una vivace comunità di pellegrini che cerca con speranza. Triste a dirsi, nel nostro mondo postmoderno, il potere è sbagliatamente scambiato per verità. Quindi, uno diventa arrogante dalla sua parte e assolutizza la sua parte come tutta la verità. Questa è la stessa mentalità che crea guerra e violenza. La risurrezione offre pace e perdono. Dobbiamo scegliere.

Fratelli, continuiamo a condividere la nostra ricerca della verità nel Signore risorto oggi, sia nella solitudine della nostra preghiera che nei nostri impegni fraterni e missionari. Fratello Carlo ci sta mostrando il cammino e sta anche camminando con noi, nel nostro desiderio di seguire Gesù di Nazaret, di essere un fratello per tutti, di vivere Nazaret, di essere presente ai poveri, di revisare la nostra vita, di gridare il Vangelo con la nostra vita, sentire come le pecore nella nostra missione alle periferie, vivere il Vangelo ancor prima di predicarlo. Questa è la nostra spiritualità come sacerdoti diocesani sulle orme di Fra Carlo. Questo è anche il nostro dono al nostro mondo e alla nostra Chiesa oggi. Come regalo, è immeritato, ma dobbiamo regolare costantemente il dono attraverso la pratica. Qui, siamo tutti principianti e compagni di lotta, ma insieme, ci incoraggiamo l’un l’altro a continuare a tornare alla nostra pratica.

La mia umile preghiera per ognuno di voi. Per favore, pregate anche per me.

Eric LOZADA

PDF: Lettera pasquale 2020, Eric LOZADA, it

Ritiro fraternità Pasqua, 16 aprile 2020

In primo piano

Fraternità Sacerdotale Iesus Caritas. Spagna.

RITIRO DI PASQUA 2020

LA VITA PER IL FRATELLO CARLO
Una vita libera

SECONDO GIORNO,
giovedì, 16 aprile

In questo secondo giorno di ritiro pasquale assaporeremo la libertà dei figli di Dio. Cristo risorto ci dà la libertà; quello che era rinchiuso ora è libero come il vento. Nessun peso ti prende o una benda ti impedisce di camminare. Il fratello Carlo è legato solo alla volontà di Dio, alla volontà che scopre nelle sue ricerche e alla sua imitazione di Gesù: “Credere di doverti umiliare, devi essere piccolo, devi confessare di avere poco spirito, ammettere un numero di cose che non sono comprese…”. Carlo de FOUCAULD, “Scritti spirituali”. In questi giorni di “confinamento pasquale” possiamo sperimentare la grandezza e la piccolezza del mondo in cui ci troviamo. La nostra comunicazione con l’esterno si riduce a darci il benvenuto in “stile giapponese” e l’uso di dispositivi elettronici. Ci mancano gli abbracci e, tuttavia, non smettiamo di provare l’affetto di Dio stesso e dei fratelli.

È tempo di contemplare l’intera situazione. La vuota custodia di Fratel Carls può dirci molto su così tante assenze, su così tante volte che ci siamo sentiti lontani da Dio, dalle persone o dal nostro stesso essere interiore. Pensiamo che Gesù non sia lì, perché lo stiamo cercando in una tomba vuota. L’assenza di Dio in così tante persone ci rende tristi e vorremmo avvicinarlo a Gesù, che non ha smesso di amarli, cercarli, abbracciarli. Assenze che a volte sono piene di qualcosa di artificiale, di sogni o fantasie inutili. Dio è un Dio dei vivi, disse Gesù, ed è un Dio che ci dà la libertà, nonostante il nostro momento attuale di “stare in piedi” o stare zitti a casa. Presto saremo in grado di dire “libera il detenuto”. Nulla ci impedirà di abbracciarci e salutarci di nuovo come sempre. In questo momento, Gesù non mantiene le distanze e ci abbraccia quando lo adoriamo: il suo amore è più forte dei limiti che ora dobbiamo vivere.

Il sabato santo è stata una giornata nel deserto per me. È forse il giorno più appropriato dell’anno per viverlo in questo modo, fino al momento della Veglia Pasquale. Un deserto che può essere una ripetizione di ciò che viene vissuto ogni giorno, ma che ancora una volta mi ha posto nell’immensità di Dio, della sua chiamata, del suo invito a sentirmi libero nel momento di Nazaret, che è quello del confino. Il deserto, che ci fa trovare vuoti di tutto e aspettarci tutto dal Signore. L’Assekrem con le quattro mura, il giardino, il frutteto, la strada o il campo che vediamo dalla finestra …

Come ci identifichiamo con questo Cristo vivente e libero nella nostra missione? “Non abbiamo l’obbligo di dare costantemente elemosine, o consigli, o di pregare, ma dobbiamo dare un buon esempio, tanto più che i nostri lavori sono noti, anche se crediamo di essere completamente soli …“, Carlo de FOUCAULD, ” Scritti spirituali ”. La nostra missione, stare insieme alle persone nei loro momenti difficili, nella vita quotidiana delle loro vite; anche permettendoci di invadere con la sua umanità, con la sua gioia o la sua tristezza, le sue cose apparentemente insignificanti, il suo modo condiviso e la sua fede o mancanza di esso, è la missione in cui Gesù ci manda. “Gesù, con la sua opera redentrice, ci ha ridato la libertà, la libertà dei bambini” (Papa Francesco). Cristo ci dà la libertà di lasciare tutto, di mettere da parte il tempo, la condizione di essere una persona consacrata, l’immagine sociale che abbiamo, di dire sì alla persona che ha bisogno di noi, a cui possiamo fare del bene, senza “consiglio di sacerdoti ”, senza essere funzionari della liturgia o dei sacramenti. Non importa le forme esterne; l’importante è l’amore che mettiamo.

Gesù venne non solo per cambiare il corso naturale della vita fisica, ma per infondere in esso un nuovo significato con la forza del suo Spirito e il potere della sua parola, trasmettendo all’essere umano una speranza sempre viva, fonte inesauribile di vera gioia . La pietra tombale che i discepoli di Gesù devono rimuovere è enorme e pesante, poiché la lastra della morte continua a seppellire migliaia di morti oggi nella pandemia di coronavirus del mondo e le masse dei poveri ed emarginati in tutta la nostra terra.” José CERVANTES GABARRÓN, (sacerdote della diocesi di Cartagena, in Spagna, in un’omelia quaresimale). Data la diversità delle chiamate che riceviamo, dei messaggi che traboccano i nostri dispositivi elettronici in queste settimane, rispondiamo con gioia pasquale. Molte persone hanno bisogno di noi – semplicemente – per sapere che siamo lì, che siamo più importanti per loro che una mascherina. Sanno che il nostro viso e le nostre mani non si diffondono più dell’amore di Gesù, e sappiamo che il suo popolo è anche un canto pasquale di lode, di ringraziamento. Quindi dobbiamo ringraziare le persone. Uno ad uno, con la sua faccia e il suo nome, davanti a Gesù in adorazione, mettendo al suo fianco ciò che non vediamo, ma che sentiamo.

La persona che ama è aperta ai dolori degli altri e sente impulsi verso la compassione e l’aiuto, perché sente unità con gli afflitti. Conforta ogni persona che vedi soffrire. Sa che è uno con l’energia originale a cui tutto partecipa. Ciò accade semplicemente quando ci apriamo e ci mettiamo in contatto l’un l’altro con pietà.” Willigis JÄGER, “Dove ci porta il nostro desiderio. Misticismo nel 21 ° secolo ”, Desclée de Brouwer (Willigis JÂGER ha celebrato la sua Pasqua lo scorso marzo)

La Pasqua ci restituisce la gioia di essere salvati, la libertà di essere felici, la speranza di un mondo più positivo, di apprezzare lo sforzo e il lavoro di molte persone che lasciano la pelle agli altri. Ringraziamo Dio per questo Gesù liberatore, piccolo nei piccoli e grandissimo nei nostri cuori.

Auguri e buona Pasqua a tutti.

PDF: Ritiro fraternità Pasqua, 16 aprile 2020, it

Ritiro fraternità Pasqua, 15 aprile 2020

In primo piano

Fraternità Sacerdotale Iesus Caritas. Spagna.

RITIRO DI PASQUA 2020

LA VITA PER IL FRATELLO CARLOS
La vita dell’ultima

PRIMO GIORNO.
mercoledì 15 aprile

Ripassando il Cantico dei Filippesi (Flp 2,6-11), che abbiamo approfondito in questi giorni della Settimana Santa e pregato con lui, stiamo con il fratello Carlo nel suo apprendimento di auto-annientamento, come discepolo che apprende dal suo insegnante: “È disceso: è disceso per tutta la vita, scendendo diventando incarnato, scendendo diventando un ragazzino, scendendo obbedendo, scendendo diventando povero, abbandonato, esiliato, perseguitato, giustiziato, mettendosi sempre all’ultimo posto” Carlo de FOUCAULD, “Scritti spirituali”.

L’aristocratico diventa un servo, il signore del castello va a vivere nel villaggio, si toglie il titolo e diventa un fratello. Come possiamo capire l’ultimo posto se restiamo nel solito posto o proviamo persino a salire, a salire posizioni? Quante volte ci inganniamo nel pensare che siamo già umili?

L’imitazione di Gesù, come l’insegnamento di Carlo de FOUCAULD e il costante desiderio della sua conversione, sappiamo che consiste nel pregare, lavorare, amare, accompagnare, perdonare, come fece Gesù, e anche essere felice com’era, mostrando la misericordia del Padre, in ogni gesto, in ogni parola. “La misericordia non è fabbricata: è ricevuta. Il dono di Dio non viene acquistato, non viene venduto, non restituisce la chiamata. Dai liberamente senza aspettarti nulla, senza che nessuno perda la speranza. Amare il rischio fino alla fine”. Jacques GAILLOT in “Felice il misericordioso”, 10 settembre 2016 su iesuscaritas.org

Sicuramente stiamo vivendo questi giorni di “vita nascosta”, confinati, senza nulla sulle nostre agende, con le vele delle nostre navi ripiegate, in attesa di un vento favorevole, uno stile Nazareth molto speciale.

La chiamata ad essere missionari deve essere permanentemente nei nostri cuori; non partecipare alla vita delle persone, visitare gli ammalati, ricevere amici e persone che vengono nelle nostre case e così tante cose che non possiamo fare durante questa pandemia, può aiutarci a rivedere il significato della missione. È molto probabile che ci manchino gli altri, dato che ci manca in una situazione normale. Siamo diventati gli ultimi per imposizione. Dobbiamo essere gli ultimi perché il nostro Maestro è stato creato in questo modo, ed è così che lo impariamo ogni giorno.

Tutto ciò ci rende più consapevoli delle realtà del nostro mondo. Viviamo in un’Europa confortevole che sta vacillando, un’Europa chiusa su se stessa: “L’Europa dei popoli sta per essere costruita. È il significato della storia. Sacrificare gli uomini per il bene dell’economia, lasciando da parte i paesi del Terzo mondo, non diventerà l’Europa dei popoli. Quale sarà il futuro delle comunità di immigrati? Nel trattato di Maastricht mi sembra che gli immigrati paghino l’anatra per un’Europa forte che dà un po ‘più di altezza alle sue mura”.Jacques GAILLOT, “Mi prendo la mia libertà …”,Nueva Utopía

Questa Europa, che subirà una crisi economica di cui non conosciamo ancora la portata, che sarà la crisi umanitaria di così tante persone – che è davvero il mondo degli ultimi, quelli che sono sempre stati gli ultimi – imparerà ad essere nella loro invece, saper ascoltare meglio, applicare una politica di guardare meno l’ombelico e guardare il mondo senza paura. Qualcosa del genere può accadere in Nord America … E, come Chiesa, potremmo dire lo stesso.

Dal piccolo, che è sempre stato poco importante per il più ricco, il fratello Carlo costruisce un sogno. Era qualcosa che non vedeva realizzato, come un’utopia irraggiungibile – una sfida del Regno – eppure lo stiamo apprezzando, perché ci aiuta nella nostra vita a vivere semplicemente, a condividere, a essere fraternità, a non guardare nessuno sopra di noi, per non essere sottomesso a un consumo feroce, o come sacerdoti, per celebrare la fede delle persone, di cui facciamo parte, senza complicazioni o rituali complicati, essendo parte della storia della vita delle persone perché sono importante per noi. “In solidarietà con i poveri. Questa Pasqua ha il suo colore. La nostra ambiguità personale appare un po ‘più chiara illuminata dai poveri. Alcuni che camminano con Gesù sono sconcertati dalle parole di denuncia e dalla richiesta dei loro diritti e, di conseguenza, vogliono mettere a tacere la voce dei poveri e di coloro che mostrano solidarietà con loro. Anche gli oppressi hanno paura di morire nel deserto come gli ebrei, e ci chiedono quello che abbiamo. La storia, con le sue battute d’arresto e le tenebre, ci porta a perdere di vista il Dio che sembra perso e lontano sulla montagna, mentre accanto a noi sono fatti idoli d’emergenza fatti di oro lucido”. Benjamín GONZÁLEZ BUELTA, “Scendi per incontrare Dio. La vita di preghiera tra i poveri ”, Sal Terrae

Pasqua, questa Pasqua in solitudine, nella Nazareth domestica, è un’opportunità per goderci di nuovo le piccole cose, le buone notizie, gli amici o la famiglia che ci mancano.

La Pasqua ci pone nel contesto della gioia dei più piccoli, gli ultimi, dove Gesù è sempre presente, con la sua porta aperta per essere invitato al tavolo dei poveri, o il sipario tirato perché non c’è porta. Non passiamo, pensando a posti migliori. L’adorazione di Gesù è ora quell’umile casa dove stare con lui, con tutti i poveri del mondo, davanti ai quali non abbiamo bisogno di parole.

Facciamo ora un momento di adorazione. Non pensare a quello che ho scritto, ma guardare a Gesù, colui che è diventato l’ultimo ed è stato l’Amato di fratello Carlo.

Per la nostra revisione di vita:

1 Vivo la mia vita di più (tempo, lavoro, disponibilità, risorse personali, potenzialità …) per me stesso che in funzione del mio essere missionario, della mia dedizione agli altri? Perché e in che modo?

2 Nel parto e nella pandemia che ho vissuto, cosa ho imparato dalla mia esperienza interiore e dalle esperienze, valori, dolore, vita e morte dall’esterno?

3 Pasqua, come tutte le buone notizie annunciate ai poveri, in quali aspetti, atteggiamenti o approcci della mia vita è una conversione, un cambiamento, una chiamata? Posso immaginarlo o lo sto vivendo?

PDF: Ritiro fraternità Pasqua, 15 aprile 2020, it

Ritiro fraternità Pasqua, 14 aprile 2020

In primo piano

Fraternità Sacerdotale Iesus Caritas. Spagna.

RITIRO DI PASQUA 2020

LA VITA PER IL FRATELLO CARLOS

INTRODUZIONE,
martedì 14 aprile, notte

In questo modo telematico, questo ritiro di Pasqua, – incontro tra fratelli e momento contemplativo per celebrare Gesù risorto – ti offro le riflessioni e l’invito all’adorazione, Cristo, pane e vino, liberati dalla morte e dalla lastra, dal camminatore, pellegrino con noi in questo momento difficile dell’umanità …

Cristo Vivo oggi ci invita a trascorrere questi tre giorni in un gioioso ritiro con esseri umani che hanno nella loro vita la speranza di un mondo migliore. Tramite lui siamo stati salvati dalla croce. Grazie a lui siamo motivati ​​a continuare nel lavoro del Regno. “Tutto viene da Dio … Gli dobbiamo tutti i momenti della nostra vita. Il nostro essere e la nostra esistenza: facciamo tutto per Dio ”. Carlo de FOUCAULD, “Scritti spirituali”.

Facciamo di questa Pasqua uno spazio di gioia, di sogni – i sogni di Fratel Carlos – per la vita e la vita sfruttata in ogni momento, con la speranza di chi sogna un nuovo mondo e le sofferenze, le proprie e quelle dell’umanità, non sono un ostacolo: “Se un giorno la tristezza ti invita, digli che hai già un impegno per la gioia e che gli sarai fedele per tutta la vita. Dove c’è verità, c’è anche luce, ma non confondere la luce con il flash”. (Papa Francesco)

La gioia che non viene sempre derisa, né il prodotto del trionfo personale. La gioia dei discepoli di vedere il Signore, insieme alle paure di “cosa accadrà adesso”. È la gioia di Fratel Carlos che si incontra ogni giorno a Nazaret, a Beni-Abbès o Tamanrasset con le persone, da cui apprende una lingua, un modo di relazionarsi, un ascolto, poiché in Marocco ha trovato fede nel Musulmani che gli hanno trasmesso la grandezza di Dio. Non erano tempi buoni, né politicamente né economicamente per il mondo; miseria ed epidemie hanno anche afflitto molti paesi, in modi diversi e con conseguenze disparate, come la prima guerra mondiale, il saccheggio delle risorse nelle colonie occidentali in Africa, in Asia … Quale maggiore pandemia dell’egoismo di il potente? Esiste un vaccino per quello?

Ho dovuto rifare tutto preparato per questi giorni di fronte alla situazione attuale e, realisticamente, non possiamo lasciare da parte la situazione del nostro mondo, quella più vicina a noi o quella che non ci tocca da vicino. È una Pasqua molto speciale, poiché credo che fino ad ora non avevamo vissuto. Nonostante tutto, viviamola come la Chiesa e il nostro essere profondo ci invita, proprio come ciascuno di noi.

Soprattutto per me, in questi giorni di Pasqua, i nostri fratelli che hanno già celebrato la loro piena Pasqua di recente saranno nei nostri cuori: Manolo BARRANCO, Mariano PUGA, Michel PINCHON, Margarita GOLDIE, Antonio L BAEZA … tanti fratelli e sorelle risorti .. .

Ritorniamo in questi giorni per lasciarci sorprendere dalla Buona Novella di Gesù Risorto, di chi è vivo negli umili, in ospedali, baraccopoli, carceri, villaggi senza luce o acqua in così tanti luoghi del mondo; di quel Cristo che è passato attraverso la croce, ma che non è passato dal popolo; Colui che, da tanti uomini e donne che in questi mesi lavorano per noi, ci libera dalla paura e ci raggiunge.

Quindi ci mettiamo alla presenza di Dio, senza dimenticare la presenza di dolore, speranza e felicità. Ci mettiamo nelle sue mani, mentre preghiamo nella Preghiera dell’abbandono e lo preghiamo … “Padre mio, mi abbandono a te …” Con tutto l’amore dei nostri cuori, con infinita fiducia, continuiamo a credere nella vita, iniziando questo ritiro pasquale.

“Ovunque io viva e la vita nasce in me, lì vedrò il Risorto e sperimenterò Dio”. Anselm GRÛN, “Alla ricerca di Dio nella vita di tutti i giorni”, Narcea.

PDF: Ritiro fraternità Pasqua, 14 aprile 2020, it