Preti profetici, Jacques GAILLOT

Aurelio, il nostro responsabile internazionale, è venuto a trovarmi a Parigi in modo molto fraterno. Mi ha chiesto di condividere ciò che desidererei dire ai sacerdoti delle fraternità. Condividere con voi su ciò che è il vostro ministero e la vostra vita.

Ma parlare di preti, significa parlare dell’Uomo, di coloro ai quali siamo inviati. Non siamo forse a servizio di un popolo?

Una sera, prendendo la metropolitana in un’ora di punta, mi trovavo in piedi, stretto da ogni parte e nell’impossibilità di trovare un punto di appiglio con la mano. Secondo i movimenti del metrò, mi appoggiavo sugli uni e sugli altri. Qualcuno mi aveva individuato e sorrideva della mia situazione precaria. Poiché siamo scesi alla stessa stazione, non ho potuto fare a meno di dirgli: «Vedete, ciò che fa tenere in piedi un vescovo, è la gente!».

1- Partire dall’umano

gaillot-01Seguaci di P. de Foucauld, siamo segnati dalla spiritualità di Nazareth: uno stile di vita semplice, povero, immersi nella vita ordinaria della gente. Gesù, uomo di Nazareth, ha vissuto molteplici esperienze attraverso il suo lavoro, le ingiustizie del suo tempo, i suoi legami tessuti con i poveri, la sua presenza nelle famiglie, condividendo le loro gioie e le loro pene, la sua preghiera al Padre nella solitudine. Il Suo cuore, plasmato da tutti questi incontri, bruciava del fuoco dell’amore per il suo popolo. Questa lenta maturazione lo preparava alla sua missione profetica che inaugurerà in modo sorprendente alla sinagoga di Nazareth. Era giunta la sua ora.

«Lo Spirito del Signore è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione.
Mi ha inviato a portare la Buona Notizia ai poveri,
annunciare ai prigionieri la liberazione,
e ai ciechi che ritroveranno la vista,
rimettere in libertà gli oppressi,
annunciare un anno di grazia accordato dal Signore» Lc 4,18-19

Tutta la vita pubblica di Gesù sarà l’attuazione di questa predicazione di Nazareth.

Non è un discorso religioso che parla della legge: È un discorso che parla solo della persona umana.

Non è un discorso su Dio, è un discorso sull’Uomo.

Non è un discorso di restaurazione, è un grande messaggio di liberazione che cambia la vita.

Che discorso stupefacente!

La spiritualità di Nazareth non può fare a meno di una tale proclamazione.

In essa troviamo il soffio della dimensione profetica del nostro ministero e della nostra vita di sacerdoti.

Succede, come forse anche a voi, che delle persone mi dicano: «Io non vado più in chiesa» oppure «Da tempo non pratico più!».

Per queste persone, è chiaro che si tratta della pratica religiosa. Ma la pratica fondamentale del Vangelo, è quella della giustizia e dell’amore che dobbiamo dare al prossimo.

Non è la pratica religiosa!

Nel giudizio finale, non mi si chiederà quante messe ho celebrato o quanti matrimoni ho benedetto. Mi si dirà: «Cosa hai fatto del tuo fratello che era straniero, prigioniero, malato, affamato…».

L’essenziale è la pratica del fratello, la pratica della solidarietà. Nessuno ne è dispensato, anche quando si è in pensione. Come mai tanti cristiani non hanno scoperto l’importanza di questa “pratica” della giustizia e dell’amore che sono dovuti al prossimo?

gaillot-02Nella sinagoga di Nazareth, Gesù annuncia che è venuto a portare la Buona Notizia ai poveri. Non dice ai ricchi, ai potenti…

Ha fatto la scelta dei poveri. Comincia da loro. Si pone dalla parte degli oppressi e non degli oppressori, dalla parte delle vittime e non dei potenti, dalla parte degli umiliati e non dalla parte di coloro che li sfruttano.

Gesù si è subito rivolto a coloro che sono rifiutati, dimenticati. Facendo questa scelta di cominciare dai poveri, si è aperto a tutti. Non rifiuta nessuno.

Come è raro, nella società come nella nostra Chiesa fare la scelta di cominciare dai poveri!

Mi rallegro che papa Francesco abbia deciso di canonizzare Mgr Romero che è una figura profetica di lotta per la giustizia.

«I cambiamenti necessari in seno alla Chiesa, nella sua pastorale, l’educazione, la vita sacerdotale e religiosa, nei movimenti laici, che non avevamo potuto realizzare finché il nostro sguardo era unicamente fissato sulla Chiesa, li realizziamo oggi nel momento in cui ci rivolgiamo ai poveri».
È a partire dai poveri che la Chiesa potrà esistere per tutti, potrà stimolare i potenti attraverso una pastorale di conversione; ma non il contrario, come è accaduto spesso».
Discorso all’università di Lovanio per la consegna del titolo di dottore honoris causa, 2 febbraio 1980.

«… Non c’è nessun onore per la Chiesa tessere buone relazioni con i potenti. L’onore della Chiesa, è che i poveri la sentano loro».
Salvador, omelia, del 17 febbraio 1980

2. Essere una speranza per i poveri

Una parola di don Helder Camara mi aveva colpito un tempo: «Se non sono una speranza per i poveri, non sarò il prete di Gesù Cristo».

Léon Schwartzenberg, cancerologo rinomato, ha militato quand’era in pensione, nell’associazione dei clandestini di cui io faccio parte. Era un amico. Giudeo ateo, mi chiamava: «Il mio vescovo preferito».

Alla sua morte, è stato portato nel cimitero di Montparnasse a Parigi, nel quartiere ebraico. La folla dei poveri era all’appuntamento, riempiendo il cimitero. Clandestini, senza dimora, erano venuti, anche da lontano, per «Léon» che aveva fatto tanto per loro e che rimaneva per loro un segno di speranza.

Quando Victor Hugo, il celebre autore dei Miserabili è morto, la folla dei poveri in decine di migliaia si è subito mobilitata in tutta Parigi per accompagnarlo alla sua ultima dimora: il Phantéon.

Non aveva voluto la preghiera della Chiesa, ma nel carro funebre dei poveri che aveva chiesto, beneficiava della riconoscenza dei «miserabili» di Parigi.

Oggi, lì dove vivi, chi porta la speranza dei poveri?

Al momento della mia partenza da Évreux nel 1995, nell’ultima omelia alla cattedrale, mi rivolgevo alla folla:

«Ogni cristiano, ogni comunità, tutta la Chiesa che non prende anzitutto, e prima di tutto, il cammino delle difficoltà degli uomini non ha alcuna possibilità di essere compreso come portatore della Buona Notizia.

Ogni uomo, ogni comunità, tutta la Chiesa che non si fa anzitutto, e prima di tutto, fraterno con ogni uomo, non potrà trovare il cammino del suo cuore, il luogo segreto in cui questa Buona Notizia può essere accolta».

Gesù è stato una grande speranza per i poveri. È andato verso di loro con misericordia, non escludendo nessuno. I poveri si sono sentiti amati da Dio. I più diseredati hanno scoperto con meraviglia che erano i preferiti di Dio.

Nel Vangelo, la sola attitudine che possa liberare qualcuno, è di riconoscere la sua dignità.

3. Superare le frontiere

Avete notato questo contagio dei muri nel mondo? Se ne costruiscono un po’ dappertutto. Muri che separano i popoli e impediscono loro di muoversi liberamente. Muri di filo spinato per proteggersi dall’arrivo dei migranti. Nell’associazione dei clandestini, composta da numerose nazionalità, abbiamo come motto: «Non muri tra i popoli, nessun popolo tra le mura».

gaillot-03Non mi piacciono i muri. Quando vado nelle prigioni, sono contento di uscirne e di lasciare queste mura che mi privano di ogni orizzonte!

Gesù ha trascorso la sua vita a fare cadere muri: il muro del denaro, il muro dei pregiudizi e della diffidenza, il muro dell’indifferenza, il muro dell’oblio. E soprattutto, attraverso la sua morte sulla croce, ha fatto cadere il muro dell’odio che ci separava gli uni dagli altri.

Apprezzo che Gesù sia nato fuori dalle mura, e che sia morto fuori dalle mura.

Per vedere la luce del sole di Pasqua, bisogna uscire dalle mura.

Oltrepassare le frontiere «che sono in noi stessi» è difficile. Che conversione ci è richiesta! Ma non è necessaria per diventare un fratello universale?

Si può andare in missione in capo al mondo portando in sé un modello culturale antico e inadatto!

In Europa apparteniamo a società che non sono più segnate da valori cristiani tradizionali. Perché voler imporre a tutti valori che non sono applicabili per un gruppo determinato di persone?

A vino nuovo, otri nuovi.

gaillot-04Quando, in Francia, è stato autorizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, che scandalo! Ivi compreso presso i preti. In questo riconoscimento pubblico di coppie omosessuali, non si trattava più di tolleranza ma di diritto. È un cambiamento culturale considerevole.

Oggi con la mondializzazione, le religioni sono presenti nello spazio pubblico. Sono presenti nelle scuole, negli ospedali, nelle prigioni, nei luoghi di lavoro… Un cappellano della prigione mi confida:

«Per trent’anni, ero il solo cappellano. Tutto andava bene. Ora ho un rabbino, un imam, un pastore e un evangelista con il quale non andavo d’accordo. Era ora di andare in pensione!».

Ciò mi evoca un proverbio africano :

«Quando si è soli, si va più veloci, quando si è insieme, si va più lontano!».

Come diventare un fratello universale senza accettare di ricevere dagli altri?

E se si modificasse lo statuto sociale dei sacerdoti? Abito in un paese in cui i sacerdoti sono rari e in cui le comunità cristiane manifestano la richiesta della loro presenza.

Non posso impedirmi di fare un sogno, il sogno che si possano chiamare uomini o donne di esperienza, sposati o no, che abbiano un lavoro, una professione. E questo per un tempo determinato. Con l’accordo delle comunità e del vescovo, si potrebbe imporre loro le mani.

Non si tratterebbe più di attendere che dei candidati si presentino, ma di prendere l’iniziativa di chiamare in funzione dei bisogni della Chiesa locale.

Ci si può chiedere d’altronde: quelli che si presentano oggi nei seminari saranno i sacerdoti di cui la Chiesa avrà bisogno domani?

Il Padre de Foucauld era sensibile agli avvenimenti. Gli avvenimenti lo facevano spostarsi. Uomo in cammino e in ricerca, era capace di andare altrove e di vivere in modo diverso. Non si insediava mai. Per lui, l’insediamento era una morte. A causa di Gesù e del Vangelo si diceva pronto ad andare fino alla fine.

Siamo sbilanciati in un mondo nuovo. Siamo testimoni della fine di un mondo. Testimoni anche della nascita di un altro mondo che non si sa ancora come sarà. Il nostro cammino rivela nuovi orizzonti e apre alla novità.

In Francia, quando veniamo fedelmente ogni mese all’incontro della fraternità, è commovente vederci arrivare carichi di anni, handicappati, affaticati…

gaillot-05Ci si crede già morti. Ma quelli che lo dicono hanno dimenticato che eravamo dei semi. Semi di vita!

Il domani è da costruire.

+ Jacques GAILLOT,
Vescovo di Partenia

PDF: Preti profetici, Jacques GAILLOT, ital

Lettera di Pasqua 2016, fratello responsabile

Carissimi fratelli,

pascua-2016-01la nostra Pasqua, segnata dai fatti terroristi di Brussel, Yemen, Irak e ultimamente di Lahore, non può rimanere rinchiusa a un insieme di tristi notizie, da sensazioni di impotenza o di paura accumulata. E’ la Pasqua che Gesù ci offre per vincere la morte e perciò un invito a vincere tutte le morti, sia personali che sociali. Ma senza chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Togliamo la pietra della paura, della mancanza di fede, dell’autocompassione e del pregiudizio verso l’Islam o i mussulmani della loro buona fede che tutti conosciamo. Togliamo le pietre che ci imprigionano o che imprigionano gli altri, e poniamo il nostro sguardo in Gesù Risorto, uno sguardo che non è esente dalla paura, come lo sguardo delle donne che vanno al sepolcro di Gesù, come lo sguardo dei suoi discepoli. Paura umana, comprensibile. E’ per loro difficile accettare che la realtà è cambiata, ma lo Spirito li guida a guardare Gesù con la gioia di un amico che incontra l’altro. Buana Pasqua a tutti, a tutti coloro con cui ci relazioniamo, a tutti gli amici con problemi, a tutte le famiglie e fraternità. Fratel Carlo ha scritto nello stesso giorno della sua Pasqua che pascua-2016-02bisogna morire per dare vita. Il suo Centenario è una continua chiamata a contemplare ciò che non ha senso nella vita di molta gente, che vive solo del denaro, della sicurezza, di stare tranquilli senza sentire il dolore altrui. Gesù Risorto ci aiuti a cambiare l’acqua amara in un buon vino che rallegri la festa e la vita di giorno in giorno, la vita di Nazaret.

Il nostro fratello Giuseppe COLAVERO ha vissuto ieri la sua Pasqua e l’incontro con il Padre. Ci sentiamo tristi per aver perso un caro fratello che lottava per i più bisognosi, il fondatore e l’anima di AGIMI, il buon pastore del suo popolo. Ci uniamo alla sua gente e alla fraternità italiana. Da alcuni mesi abbiamo accompagnato l’evoluzione della su malattia, e pascua-2016-03il glioblastoma cerebrale ha vinto sulla sua vita, ma non il suo spirito generoso e combattivo a favore di tanta gente che ha aiutato. Alcune settimane fa ci ha lasciato anche il fratello Hermann STEINERT, tedesco. Ambedue ora sono insieme al Signore contemplando il suo volto e il suo cuore di Padre. Hermann e Giuseppe ci proteggano e ci aiutino. La loro fraternità con noi non è finita.

Vi auguro di vivere questa Pasqua con la gioia dei perdonati, dei figli amati del Padre, del fratello piccolo che impara dal fratello maggiore, Gesù, il Signore. Con la gioia a cui ci invita Papa Francesco. Dall’Europa ci sentiamo feriti,ma non sconfitti, con vergogna per il dramma dei rifugiati siriani che non trovano porte aperte, come esseri umani con tutti i loro diritti. Come integrare queste realtà pascua-2016-04dolorose nel nostro annuncio e nella nostra missione? I governi europei patteggiano milioni di euro lasciando questa gente alla responsabilità di altri paesi. I poveri danno fastidio, riempiono le strade, sporcano, mettono le loro tende tra noi, si sfidano anche fra loro, cadono in mano dei mafiosi che controllano il loro futuro…

pascua-2016-05Che cosa diciamo come cristiani nelle nostre parrocchie? Chi ha la parola giusta per dare speranza senza falsi discorsi, senza tradire il Vangelo? Vi esorto a contemplare tutto ciò nell’adorazione, davanti a Gesù, che è stato migrante, che è dovuto fuggire con la sua famiglia, che è stato anche un rifugiato e, prima della sua morte, un prigioniero. In questa Pasqua non possiamo rimanere indifferenti davanti a nessuno; il nostro silenzio sarebbe complicità con l’ingiustizia. Carlo di FOUCAULD, per la sua amicizia con Gesù, – l’abbandonato nella croce, che ci cerca sulla sponda del lago, che vive nella baracca del più povero o nell’accampamento dei rifugiiati o a fianco del ferro spinato delle frontiere, o davanti al cartello “ proibito passare”, o “solamente per i soci” – ci presenta a Gesù risorto come grano che cade in terra e daà molto frutto.

pascua-2016-06Vi scrivo mentre sto accompagnando un’ammalata all’ospedale. Tutto mi parla di umanità; il sorriso e lo sguardo di tanta gente; i volti preoccupati di altre persone o il silenzio di chi nasconde il suo dolore e il silenzio di chi dorme. Vi condivido questo momento contemplativo come la Pasqua della gioia che vince il pianto, dei valori umani e cristiani che sono presenti in tanta gente e che dal silenzio e dalla feste del loro cuore, ci fa rinascere il sorriso, a credere che un altro mondo è possibile, che ogni persona è mio fratello o sorella, e che non c’è nessuno che possa far tacere gli amici di Gesù, che lo acclamano come Signore e compagno di strada, stia dove stia.

Un gran abbraccio pasquale con la gioia di essere il vostro piccolo fratello.

pascua-2016-07Aurelio SANZ BAEZA, fratello responsabile

Ospedale Rafael Méndez, Lorca, Murcia, Spagna,
29 marzo 2016, martedì dell’ Ottava di Pasqua
(Grazie, caro Mario, per la traduzione italiana)

PDF: Lettera di Pasqua 2016, fratello responsabile

Lettera di Jean-François e Aurelio, Vernon, marzo 2016

Carissimi fratelli,

vernon-201603-01durante questa settimana abbiamo lavorato nella casa di François MARIN, a Vernon. Ci ha trattato come un fratello maggiore. Il suo stile fraterno accogliente ha favorito un lavoro in tranquillità e pace.

Abbiamo fatto memoria di tutte le fraternità, di tutti i fratelli con problemi, della chiesa a cui apparteniamo; abbiamo pregato per coloro che soffrono, abbiamo gioito per le fraternità che sono ogni giorno sempre più vivaci e fedeli al Vangelo. vernon-201603-02Il mattino della prima giornta l’abbiamo condivisa con la fraternità di Jean-François, pregando insieme, facendo revisione di vita e l’abbiamo conclusa con un piacevolissimo pranzo insieme. E’ stata una grande gioia abbracciare PINCHON e i fratelli.

LE NOSTRE FRATERNITA’

vernon-201603-03L’esperienza della prima assemblea panamericana in Messico ha guidato il nostro lavoro. Le conclusioni, pubblicate nella nostra pagina iesuscaritas.org, – Lettera di Cuernavaca, Cronaca e Proposte – parlano di vita, di un presente, con inviti e proposte non solo per le fraternità americane, ma anche per quelle di tutto il mondo. Auguriamo a Fernando TAPIA, nuovo responsabile continentale di tutta America, tutto ciò di cui ha bisogno per questo servizio alla fraternità che ha assunto con gioia e responsabilità.

Ci rallegriamo con le fraternità in formazione: Haiti, Bolivia, Colombia, e le possibili nuove fraternità in Senegal e Zimbawe. Ci siamo adoperati per trovare mezzi e strumenti di appoggio per accompagnare le loro iniziative.

La morte di Hermann, Germania, ci ha addolorato e nello stesso tempo ci ha riempito di speranza. E’ stato per noi un fratello amato e ammirato. Siamo preoccupati per la salute di Giuseppe, Italia, e abbiamo pregato per lui in sintonia con la fraternità italiana.

E’ ogni giorno più urgente, come discepoli del carisma di fratel Carlo, vivere il Nazaret e la fraternità universale nel nostro ministero pastorale, nelle nostre parrocchie, nei seminari, nelle cappellanie degli ospedali, nelle prigioni e nei centri di accoglienza di persone in stato di precarietà. Abbiamo sentito il bisogno di elaborare un documento di riflessione su questo aspetto, ossia sul come essere prete della fraternità sullo stile di Nazaret nel nostro lavoro pastorale e nelle nostre relazioni quotidiane.

INVITI

Come parte dell’equipe internazionale abbiamo recepito le proposte dell’assemblea panamericana e ci siamo impegnati a far si che diventino realtà. Ci è stato richiesto un direttorio del Mese di Nazaret utile per tutti i paesi, tenendo conto delle specificità sociali e culturali locali. Abbiamo contattato Manuel POZO, della fraternità spagnola che preparerà questo documento e che pubblicheremo il più presto possibile.

vernon-201603-04Un invito a vivere quest’anno Centenario della Pasqua di Carlos de FOUCAULD come espressione della vita di un uomo santo che aiuti noi e tutta la chiesa a vivere la fraternità universale, nonostante le molteplici forme di odio tra gli uomini, la sofferenza del creato per le guerre, l’esilio dei profughi nel mondo; l’invito di papa Francesco a vivere la Misericordia con il cuore e le mani, non solo con riti e forme clericali di medicine facili per tranquillizzare la coscienza della gente, ma con il nostro impegno per una riconciliazione autentica tra gli uomini.

Il lavoro di Javier PINTO, teologo cileno, laico della fraternità, “Apasionados por Dios y por la humanidad. El Papa Francisco y las grandes vernon-201603-05intuiciones de Charles de Foucauld”, pubblicado nella nuestra página, in spagnolo, francese de inglese, è stato il testo base di riflessione per l’assemblea panamericana, ci ha spinto a guardare la realtà dal carisma di fratel Carlo per la sua indiscussa attualità, specialmente in quest’ Anno della Misericordia.

vernon-201603-06Giovedì 17 marzo Aurelio è andato a Parigi per incontrare Jacques GAILLOT. E’ stato un regalo di Dio per Aurelio conoscerlo personalmente. Il suo stile semplice e di vicinanza, profetico ed evangelico è un bene per la Chiesa e per la fraternità. Persone così, che, senza far rumore, lavorano silenziosamente con i più poveri per il Regno, impegnato a servizio degli ultimi, sviluppando un lavoro di presenza e di rete verso le persone emarginate e che chiedono di essere ascoltate. Sono queste le persone di cui abbiamo bisogno. L’incontro con papa Francisco è stato un riconoscimento per il suo intenso lavoro nelle periferie, quelle geografiche e quelle esistenziali. Lui ci aiuterà nella fraternità internazionale con i suoi interventi e la su testimonianza. Grazie, Jacques, per la tua disponibilità verso le fraternità.

PER UN FUTURO IMMEDIATO

A luglio di quest’anno avremo l’assemblea dell’Asia nelle Filippine. Invitiamo calorosamente i fratelli dei paesi asiatici a partecipare ad essa e fin d’ora auguriamo un buon lavoro al nostro fratello Arthur, responsabile continentale, e all’equipe organizzativa.

Anche il Mese di Nazaret programmato negli Stati Uniti per luglio di quest’anno, animato da Mark, e in Inghilterra ad agosto, organizato da Donald, ci invita a pregare per i fratelli che lo faranno e che avranno l’oppurtunità di vivere in fraternità la preghiera, il deserto, la revisione di vita, il lavoro manuale e la condivisione della proprio ministero pastorale e della propria vita personale.

vernon-201603-07A seguito delle giornate di Viviers di luglio 2015, lo spirito nato in quei giorni sul tema “Sacerdoti diocesani, servitori dell’incontro tra mussulmani e cristiani”, ci invita a continuare la condivisione tra le fraternità d’Europa e le fraternità presenti nel Magreb e nel Sahel, in questo tempo così propizio alle tensioni e a tutti gli estremismi: l’incontro tra mussulmani e cristiani è urgente ed indispensabile. Dobbiamo continuare questo dialogo nella vita, così come fratel Carlo l’ha iniziato a Beni Abbès e Tamanrasset.

Per tutte la attività della fraternità internazionale (assemblee continentali e mondiali, Mese di Nazaret, spostamenti dell’equipe internazionale) la cassa internazionale deve avere le risorse. Vi ricordiamo ancora una volta il bisogno di condividere per poter realizzare tutto ciò che è stato previsto, in solidarietà fra le diverse regioni.

Prepariamo la documentazione della Memoria della Fraternità Sacerdotale Iesus Caritas, da marzo 2015 a marzo 2016, per la Congregazione del Clero, conforme al nostro impegno preso con questa instituzione dopo l’approvazione ricevuta in aprile dello scorso anno.

Abbiamo fatto una bozza dei temi da trattare nel prossimo incontro dell’equipe internazionale in octubre, a Kansas, EEUU, accolti da Mark, e ci auguriamo di incontrarci nuovamente gioiosi in quell’ambiente di fraternità nel lavoro e nel condividere la nostra vita e nel servizio a tutte le fraternità.

Ci affidiamo alle vostre preghiere, presentiamo a Gesù ogni giorno la fraternità, anche se non ci conosciamo tutti, la vita dei fratelli, i loro progetti, la loro salute, le loro inquietutini e le loro gioie. Un grande abraccio fraterno in questi giorni vicini alla Pasqua.

vernon-201603-08Jean-François e Aurelio

Vernon, Normadía, Francia,
18 marzo 2016

(Grazie, caro Mario, per la traduzione italiana)

PDF: Lettera di Jean-François e Aurelio, Vernon, marzo 2016

Lettera di Cuernavaca, febraio 2016

I ASSEMBLEA PANAMERICANA DELLA FRATERNITA’ SACERDOTAEL IESUS CARITAS

Cuernavaca, Messico, dal 15 al 19 febbraio 2016

Carissimi fratelli:

cuernavaca2016-01Con molta gioia e fiducia vi scriviamo questa lettera a conclusione della nostra I Assemblea Panamericana. Tre fratelli dell’Equipe internazionale e delegati dell’Argentina, Brasile, Cile, Stati Uniti, Messico, Quebec (Canadá) e della Repubblica Domenicana, ci siamo riuniti nella Casa “Madeleine Chollet” di Cuernavaca per pregare, riflettere e dare nuovo impulso di vita e missione alle Fraternità dei nostri paesi.

Provvidenzialmente, la nostra Assemblea ha coinciso in parte con la visita di Papa Francesco in Messico. Ciò ci ha permesso di collocarla nel contesto del grande movimento di rinnovamento spirituale ed cuernavaca2016-02ecclesiale che lo Spirito Santo sta suscitando nella nostra chiesa con i gesti, le parole e gli insegnamenti del Santo Padre. C’è una grande sitonia fra le intuizioni di fratel Carlo di Foucauld e l’insegnamento del Papa. E’ un tema che abbiamo studiato a fondo partendo da un testo di Javier Pinto1.Questa riflessione ci ha confermato la validità e l’attualità della nostra spiritualità in um mondo plurale, ferito dalla violenza, dall’ingiustizia, dal narcotraffico, dall’esclusione e dall’impunità, così come lo abbiamo ascoltato nel primo giorno della nostra Assemblea.

cuernavaca2016-03Pertanto ci sentiamo impegnati ad essere i primi collaboratori di questo Pastore, venuto dalla fine del mondo, nella costruzione di una Chiesa Povera e per i poveri. Come fratel Carlo vogliamo moltiplicare ed intensificare la nostra presenza nelle periferie geografiche ed esistenziali dei nostri paesi per essere testimoni credibili della misericordia di Dio Padre. La vicinanza, l’austerità, la lo stile semplice, l’umiltà e la gioia di Gesù di Nazaret debbono segnare il nostro stile di vita e il nostro modo di fare pastorale.

cuernavaca2016-04Nonostante i diversi idiomi e culture ci siamo capiti, abbiamo pregato e lavorato insieme come in una nuova Pentecoste attualizzata senza lasciar passare cose divertenti, come l’impossibilità di Mark Mertes di pronunciare la parola “periferia”. Certamente lo Spirito Santo ci ha accompagnato e ispirato ogni giorno, dall’adorazione eucaristica del mattino fino alla cena. Lo spirito fraterno e la collaborazione, la pazienza per capire la lingua dell’altro, la gioia e l’entusiasmo apostolico che ha riempito i nostri cuori in questi giorni sono il segno inequivocabile della sua presenza. Abbiamo vissuto la fraternità universale, propria della nostra spiritualità.

cuernavaca2016-05I fratelli messicani si sono adoperati moltissimo per accompagnarci nei minimi dettagli, ugualmente la Sra. Edith Montes de Oca e la Sra. María Elena Cruz, che ogni giorno ci dilettavono con una squisita cucina. Tutti ci sentiamo ora un poco messicani nell’aver condiviso la loro storia di persecuzioni e martirio sotto la protezione della Vergine di Guadalupe e sostenuti da una fede salda. Ci sentiamo parte di questo popolo pellegrino in America Latina e vogliamo condividere ogni giorno più il suo destino, le sue speranze e le sue lotte, mettendoci come Gesù dalla parte dei poveri ed esclusi delle nostre società.

cuernavaca2016-06Ci sentiamo coinvolti sempre più nella nostra spiritualità aiutandoci gli uni gli altri a vivere i mezzi di crescita spirituale che ci vengono offerti, in particolare il MESE DI NAZARET. Vogliamo rivitalizzarlo ed incentivarlo econ la partecipazione a tutti i fratelli che ancora non l’hanno fatto. Una spiritualità profonda ci aiuterà ad essere, come fratel Carlo, fratello universale, nel rispetto degli altri cammini di sequela di Gesù, particolarmente nei nostri presbiteri.

Solo il contatto permanente e prolungato con il nostro amato fratello e signore Gesù ci permetterà una presenza evangelizzatrice costante, feconda , gioiosa e fiduciosa nelle periferie umane in cui svolgiamo il nostro lavoro pastorale.

cuernavaca2016-07Sappiamo che il carisma di fratel Carlo è condiviso da altri gruppi di questa Famiglia Spirituale: Fratelli e Sorelle, laici consacrati, sposi, giovani, ecc. Vogliamo stringere relazioni con loro e far conoscere la nostra spiritualità, specialmente ai giovani.

Siamo convinti che il carisma di fratel Carlo, arricchito di tanti santi e martiri americani, sia una valido contributo per vivere la fedeltà a Gesù e al su Vangelo nel nostro continente. Perciò vogliamo condividerlo con il nostro presbiterio invitandolo a conoscere e a participare alle nostre iniziative, fin dal seminario

Una relazione più dettagliata della nostra Assemblea potrete trovarla nel documento “Crónica de Cuernavaca”. E un insieme di proposte di sviluppo nelle diverse aree delle nostre fraternità, ossia, spiritualità, fraternità, missione pastorale, vincoli con altri enti ecclesiali, lo potete trovare nel documento “Propuestas de crecimiento”. Ambedue saranno pubblicati nella nostra pagina www.iesuscaritas.org.

cuernavaca2016-08Finalmente, vi annunciamo che abbiamo scelto per un tempo di sei anni Fernando Tapia Miranda, presbitero dell’Archidiocesi di Santiago del Cile, come Responsabile Continentale con il desiderio di conservare e far crescere i vincoli e i servizi mutui in America e preparare la prossima Assemblea continentale che avrà luogo fra due anni (2018).

Il Signore benedica il nostro lavoro e lo fecondi per lo sviluppo delle nostre fraternità sacerdotali in tutto il continente. A LUI l’onore, la gloria per tutti i secoli.

I partecipanti alla I Assemblea Panamericana

cuernavaca2016-09Cuernavaca, 19 febbraio 2016.

(Grazie, Mario, per la traduzione italiana)

PDF: Lettera di Cuernavaca, febraio 2016

Lettera di Aurelio Fraternità Italia, 21 dicembre 2015

Cari fratelli,

italia_20151221_01ho condiviso con la fraternità di Bari e Otranto, e con la fraternità internazionale di Roma in questi giorni, accompagnati sempre da Secondo, mio fratello maggiore, e ospitato dalle piccole sorelle di Gesù alle Tre Fontane – la nostra famiglia permanente a Roma – e il centro di Agimi a Maglie. Sono stato in famiglia con Donato, a Martano, la condivisione dell’Eucaristia con lui e Secondo, la cena con i suoi amici a casa di Antonio e Claudia, Mª Rossaria e Alfredo, con suo figlio Aurelio, partecipando della propria vita ordinaria. Ricordo con affetto mio omonimo Aurelio, di nove anni, che durante l’Eucaristia mi ha fatto un disegno, senza che nessuno sia più saggio, que poi mi ho dato nella sacrestia con suo padre, molto felice di chiamare noi uguale.

italia_20151221_02Ma, soprattutto, essere con Giuseppe nell’ospedale di Tricase, nutrito e coccolati dalla piccola sorella Liccia, e il volontariato multinazionale de Agimi, che li considera come un genitore o un fratello maggiore. Mi sentivo piena fraternità, la famiglia che si prende cura di un membro amato con problemi di salute, ho visto fratello Carlo a piedi attraverso i corridoi dell’ospedale e dell’ambiente di Agimi, a tavola con Ada e i due amici del Pakistan; ho contemplato il lavoro Giuseppe, non solo in casa, il giardino: c’è molto di più, che può essere visto solo nel mistero dell’incarnazione con gli emigranti, coloro che non dispongono di un paese, che Giuseppe e la sua organizzazione hanno fatto suoi fratelli con la acollenza, supporto, ospitalità… I giovani, che scoprono i valori del Vangelo nel senso della loro vita e chiamate a costruire italia_20151221_03un mondo migliore, senza i confini del colore della pelle, lingua, nazionalità o religione… Grazie mille, Giuseppe, di presentare Gesù dalle tracce di Carlo de FOUCAULD, per realizzare la fraternità universale nelle cose piccole e grandi. La fraternità nel mondo, oggi, vuole essere un altro braccio di supporto, come il braccio del tuo amico afgano che ti vuole come suo padre. Ancora una volta, ho contemplato la misericordia sull’anima dei buoni figli dell’Islam, e Agimi è un esempio del Vangelo in questo Anno di Misericordia dell’incontro tra cristiani e musulmani.

italia_20151221_04Mi è piaciuto a Agimi con il fraternità di Bari e Otranto nell’incontro dei fratelli, dividendo il tavolo e visitando Giuseppe. Grazie per essere venuti da lontano e vi ringrazio per essere fraternità: a cuore, con la verità, con lavoro ogni giornata di e la consegna al popolo con il messaggio di Gesù con le parole e la vita.

Sono stato contento di trovare giovani sacerdoti che sono nella fraternità come nuovo sangue e segni di una Chiesa che cammina tra le ombre e le gioie.

italia_20151221_05Grazie a Udino, responsabile della fraternità internazionale di Roma, con la preparazione della riunione del 16 dicembre nel pomeriggio, cambiando la data della riunione in modo io che potrei essere. Mi ha dato grande gioia ritrovare questi fratelli di varia nazionalità, al momento della preghiera, condividendo i nostri cuori con il Signore e ascoltare la sua Parola, mettere sul tavolo le semplici cose della nostra vita e la cena che ha sostituito i molti documenti che lo hanno occupato. È un altro esempio di fraternità universale, come in una piccola assemblea mondiale, non per prendere decisioni, ma per sentirsi veramente fratelli. Grazie per le piccole sorelle di Gesù alle Tre Fontane, che sempre ci trattano come famiglia.

Vorrei che in questo Anno Giubilare della Misericordia, le chiamate del papa Francesco a vivere dalle opere di misericordia non diventano su rituali ed eventi, solenni liturgie o atti che lenito la coscienza, ma che sono, soprattutto, amore e bontà ai più poveri. Vi auguro anche un Santo e felice Natale qui festeggia un Gesù Piccolo, umile e incarnato in questa umanità di cui siamo parte e sentirsi amati da lui dal betlemme di ogni casa, ospedale, prigione, luogo di rifugiati o barca cercando di attraversare il Mediterraneo per avere un futuro migliore.

A tutti i fratelli d’Italia, per i fratelli e le sorelle di Agimi, per le piccole sorelle di Tre Fontane, gli amici di Martano, un grande e fraterno abbraccio.

italia_20151221_06Aurelio SANZ BAEZA, fratello responsabile

(disegno originale di Aurelio SICURO, Martano)

Perín, Cartagena, Murcia, Spagna, 21 dicembre 2015

(Scuse per il mio italiano surrealista e sbagliato; grazie)

PDF: Lettera di Aurelio Fraternità Italia, 21 dicembre 2015