{"id":733,"date":"2014-12-20T10:21:10","date_gmt":"2014-12-20T09:21:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.iesuscaritas.org\/?p=733"},"modified":"2015-05-16T16:29:30","modified_gmt":"2015-05-16T15:29:30","slug":"testimonianza-gianantonio-allegri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.iesuscaritas.org\/it\/letters\/testimonianza-gianantonio-allegri\/","title":{"rendered":"Testimonianza Gianantonio Allegri"},"content":{"rendered":"<p><strong>NULLA TI TURBI, NULLA TI SPAVENTI. TUTTO PASSA, DIO SOLO RESTA<\/strong> (St. Teresa d\u2019Avila)<\/p>\n<p>Sequestro e liberazione di don Giampaolo Marta, Suor Gilberte Bussi\u00e8re, don Gianantonio Allegri<\/p>\n<p>Di Gianantonio Allegri (agosto 2014)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono passati circa due mesi dalla liberazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Desideravo proprio mettere per scritto la vicenda drammatica che ci ha coinvolti, don Giampaolo, suor Gilberte ed io: il sequestro da parte della setta islamica fondamentalista nigeriana, chiamata Boko Haram.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sequestro \u00e8 avvenuto circa alle 23.00 del 4 aprile 2014 nella missione cattolica di Tch\u00e8re (diocesi di Maroua-Mokolo, estremo nord del Cameroun).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vicenda si \u00e8 conclusa felicemente dopo cinquantasette giorni, liberati e consegnati alle forze dell\u2019ordine camerunesi, la notte tra il sabato 31 maggio e la domenica 1 giugno 2014.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due mesi sono trascorsi dalla liberazione, due mesi nei quali ho potuto in varie occasioni, spesso insieme con Giampaolo, raccontare quei 57 giorni, decifrando, pi\u00f9 che i particolari del dramma, il senso che siamo riusciti a scoprire come un \u201ctesoro nascosto nel campo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco allora giunto il momento di scrivere, sia per dare un certo ordine ai pensieri spesso frammentati dall\u2019occasionalit\u00e0 del racconto, sia perch\u00e9 questo tesoro nel campo sia condiviso con quanti hanno partecipato, da vicino o da lontano, alla nostra sofferenza con l\u2019amicizia, l\u2019affetto e la preghiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In modo del tutto particolare vorrei qui ricordare la speciale vicinanza fraterna di don Maurizio e don Leopoldo (anch\u2019essi fidei donum di Vicenza a Maroua, nella missione di Loulou) che hanno condiviso la nostra vicenda fin dal primo istante, accompagnandoci in amicizia e facendosi punto di riferimento per gli amici e le nostre comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019ora in poi parler\u00f2 al plurale, perch\u00e9 sicuro che quanto scrivo non \u00e8 semplicemente frutto della mia mente e del mio cuore ora, ma testimonianza emersa da tutti e tre, ancora mentre eravamo prigionieri. Certamente alcune pennellate saranno solo mie, attinte da punti di riferimento della mia storia vocazionale e del mio cammino spirituale.<\/p>\n<h3>Un piccolo inferno<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista fisico e psicologico, il sequestro, il tempo della prigionia e le circostanze della liberazione (s\u00ec, anche quelle !!), sono da definirsi come un piccolo inferno, un\u2019esperienza che non vorremmo rivivere mai pi\u00f9 e che non auguriamo a nessuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019essere presi sotto la minaccia delle armi; sentirsi impotenti, sempre in balia di persone sconosciute e non amichevoli; vivere in zona di guerra combattuta nel pericolo reale di subire violenza; vivere in condizioni fisiche disagevoli: nel caldo umido della savana all\u2019inizio della stagione delle piogge, in condizioni igieniche nulle, nella penuria di acqua e di cibo, con la presenza assillante d\u2019insetti e di altri animali, il dormire per terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo \u00e8 stato non solo esperienza vissuta di radicale povert\u00e0, ma anche esperienza di violenza subita, privati della libert\u00e0, degli affetti e costretti a restare sotto la minaccia delle armi. Anche se dobbiamo dire che non siamo stati maltrattati, n\u00e9 legati n\u00e9 bastonati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un piccolo inferno sotto due grandi alberi della foresta nella savana nigeriana.<\/p>\n<h3>Ci\u00f2 che ci ha aiutati<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">I momenti di sconforto certamente non sono mancati, ma il sostegno reciproco, il parlarci e il condividere i nostri pensieri, ci riportava a guardare con occhi pi\u00f9 sereni la realt\u00e0. La paura in alcuni momenti sembrava aver la ragione, ma allora nel richiamarci la Parola di Ges\u00f9 di molti passi evangelici che descrivevano esperienze analoghe (es: la tempesta sedata) ci aiutava a fare del vangelo una realt\u00e0\u2026il sole dopo la tempesta, l\u2019alba dopo la notte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 stato allora il tempo di verificare quanto la fede creduta e annunciata (in quanto apostoli e missionari) abbia realmente capacit\u00e0 di illuminare i nostri passi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo dato tempo alla preghiera, alla condivisione e meditazione fraterna del vangelo ogni giorno. Nel silenzio poi, la preghiera personale sigillava quanto si condivideva insieme.<\/p>\n<h3>La comunione dei santi<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra fede alimentata dalla comunione di preghiera e d\u2019affetto di tante e tante persone e comunit\u00e0 ci ha sostenuto dandoci serenit\u00e0 e pace interiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo dopo la liberazione ci siamo resi conto che quello che abbiamo condiviso tra noi tre in prigionia \u00e8 stata la \u201ccomunione dei santi\u201d, non solo creduta, ma vissuta come una luminosa catena di comunione e di preghiera con la Chiesa \u201cfino agli estremi confini della terra\u201d. La comunione dei santi \u00e8 stata veramente straordinaria e ha permesso che la grazia di Dio ci sostenesse e infine ci salvasse. S\u00ec, pensavamo che ci fossero persone e comunit\u00e0 che pregavano per noi, come noi non abbiamo mai smesso di pregare per tutte le persone care e le nostre comunit\u00e0 perch\u00e9 immaginavamo la sofferenza grande di non sapere le nostre condizioni. Ma non potevamo pensare alla mobilitazione di grazia che si era dispiegata per noi tre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec la Parola di Ges\u00f9 ci ha sempre custoditi mai abbandonati e ha trasfigurato il dramma di un sequestro nel \u201ctesoro nascosto nel campo\u201d.<\/p>\n<h3>Segni di luce<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin dal primo momento abbiamo sperimentato dei segni di luce che i pi\u00f9 potrebbero giudicare come sia stato il caso a produrre certe circostanze favorevoli a custodire la nostra vita, e non la presenza amorevole del Signore. Qualche esempio: come sia successo nella notte del sequestro che i nostri piedi scalzi, non si siano graffiati o trafitti su qualche canna di miglio o sasso o spina, percorrendo nell\u2019oscurit\u00e0 il tragitto dalla Missione alla strada asfaltata dove ci attendeva un\u2019automobile per portarci via, questo non lo sappiamo. Fortuna? Il caso? (Grazie Signore!)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019arrivo al mattino, dopo undici ore di viaggio, nel campo di prigionia in Nigeria, ci sono state consegnate alcune cose che i rapitori avevano rubato dalle nostre stanze: una piccola borsa con i miei occhiali di riserva (grazie Signore!), dei fogli e una penna, poi usati da suor Gilberte per redigere un diario (grazie Signore!); e infine \u2013udite ! \u2013 la mia borsa con tutto il materiale per celebrare l\u2019Eucaristia. Stupiti e increduli abbiamo pensato che loro sicuramente non sapessero di cosa si trattasse, se non magari materiale per far da mangiare o qualche medicinale. Cos\u00ec ne abbiamo approfittato e per quattro giorni, l\u00ec sulla stuoia per terra, abbiamo celebrato l\u2019Eucaristia, mentre i nostri guardiani, distanti 5-6 metri si esercitavano ossessivamente a recitare a voce alta, il Corano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie Signore di essere venuto con noi nella foresta e di aver spezzato il pane della tua presenza. Grazie Signore di \u201caver messo la tua stuoia tra di noi\u201d per accompagnarci in quella che \u00e8 stata una lunga quaresima, deserto di tentazioni e un avvento speciale nell\u2019attesa fiduciosa della liberazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo quattro giorni, purtroppo, su denuncia di un giovane guardiano che aveva intuito che stavamo pregando, ci \u00e8 stata tolta la borsa, con la promessa tuttavia che ci sarebbe stata restituita al momento della liberazione. Ci\u00f2 che poi in realt\u00e0 non \u00e8 avvenuto per circostanze non previste; cos\u00ec calice, patena, particole, vino sono rimasti l\u00e0 come segno\u2026come la \u201ctomba vuota\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci \u00e8 stata tolta la celebrazione eucaristica, ma in fondo non ci \u00e8 stato tolto il pane eucaristico fatto dalla Parola di Ges\u00f9 che ogni giorno abbiamo condiviso, meditato e contemplato, scegliendo brani evangelici, raccontati a memoria; il pane eucaristico fatto dagli altri momenti di preghiera comune che animavamo a turno: il rosario, la preghiera del mattino e della sera; il pane eucaristico fatto dalla nostra fraternit\u00e0 vissuta nel dialogo spirituale, nel racconto delle nostre vite (tempo ne avevamo !), col sostenerci nei momenti pi\u00f9 difficili di sconforto, nel servizio prendendoci cura l\u2019uno dell\u2019altro.<\/p>\n<h3>Una presenza missionaria \u201cdiversa\u201d<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la preghiera sulle labbra e il vangelo nel cuore ci siamo detti che quell\u2019esperienza, non voluta, stava diventando una grande chiamata a vivere, pur nell\u2019estremo, una presenza missionaria, una presenza di Chiesa missionaria (\u201cdove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro\u201d) dove nessun missionario sarebbe arrivato di propria iniziativa. Era l\u2019ultimo posto che un missionario avrebbe scelto e noi comunque c\u2019eravamo, \u201cspinti dallo Spirito\u201d. Non sappiamo come Ges\u00f9 abbia incontrato il cuore dei nostri rapitori, certamente intanto li ha incontrati con la nostra presenza fraterna, la nostra serenit\u00e0, la nostra preghiera per loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono stati in questo modo un\u2019esperienza e un annuncio di una chiesa povera, spogliata di ogni mezzo, anche della \u201cparola parlata\u201d (non potevamo capirci), per lasciare lo spazio, tutto lo spazio allo Spirito che soffia dove vuole, quando vuole, su chi vuole, attraverso la presenza di una chiesa impotente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa consapevolezza ci ha interrogato e tra noi c\u2019\u00e8 stato molto dialogo pensando alla vita missionaria nella parrocchia di Tchere. Cosa vuole dirci il Signore? Perch\u00e9 una Missione cos\u00ec ben avviata (quest\u2019anno avremmo celebrato il 20mo della fondazione) ora si trova improvvisamente a doversi ripensare? Pur continuando a sostenerla con un certo aiuto, non possiamo nasconderci che non sar\u00e0 pi\u00f9 come prima. Non \u00e8 che allora dobbiamo comunque ripensare la nostra opera missionaria? Presenza, priorit\u00e0, stile, mezzi? La nuova evangelizzazione forse non riguarda solo i paesi di antica tradizione cristiana, ma anche le chiese missionarie nei vari continenti.<\/p>\n<h3>Un cammino di conversione<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scoperta di questo tesoro nascosto nel campo ci ha portati anche a rivedere la nostra vita personale in termini di conversione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Signore, cosa ci chiama ad essere e a fare dopo averci fatto vivere questa lunga quaresima e questo avvento di liberazione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una parola forte che \u00e8 emersa spesso nel nostro dialogo era: spogliazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, l\u00ec abbiamo sperimentato cosa vuol dire spogliazione in tutti i sensi: eravamo poveri, impotenti, fragili, alla merc\u00e9 degli uomini e della natura. E in quelle condizioni abbiamo toccato la paternit\u00e0 di Dio attraverso la nostra stessa fraternit\u00e0 e l\u2019ispirazione del cuore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 cos\u00ec radicata la consapevolezza che la povert\u00e0 di spirito delle beatitudini non pu\u00f2 passare che attraverso una certa povert\u00e0 di mezzi, attraverso una reale spogliazione di sicurezze, attraverso l\u2019impotenza. Solo cos\u00ec ci potr\u00e0 anche essere una vera e rispettosa condivisione con i poveri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto, per me personalmente, la preghiera dell\u2019abbandono di Charles de Foucauld \u00e8 diventata pi\u00f9 concreta, comprensibile e la scelta dell\u2019ultimo posto una strada da percorrere con fiducia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra parola forte \u00e8 stata: fraternit\u00e0-comunione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019abbiamo vissuta comprendendo che il Signore ci aveva fatto dono di \u201cstare insieme\u201d per far fronte alla tempesta. Abbiamo imparato che ci\u00f2 che unisce \u00e8 pi\u00f9 forte di ci\u00f2 che divide; che la forza di uno \u00e8 la forza di tutti e che la debolezza di uno \u00e8 l\u2019occasione per attingere alla forza di Dio e alla luce della risurrezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La misericordia di Dio passa attraverso la misericordia del fratello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La preghiera delle varie comunit\u00e0 cristiane per noi prigionieri ha fatto emergere in maniera forte l\u2019icona del corpo le cui membra pi\u00f9 forti si piegano a sostenere le membra pi\u00f9 deboli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altra parola forte: pace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una pace da ricercare, da chiedere nella preghiera. Pace per la Nigeria, pace per il Cameroun, pace per le chiese interessate, pace per le varie comunit\u00e0 religiose, cristiane e musulmane. Preghiera per aprire le porte allo Spirito di Dio che per la sapienza e grazia poteva toccare gli animi e trovare cammini di riconciliazione, di intesa, di liberazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una pace per cui impegnarsi, rifiutando ogni violenza come forma di ricerca del diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La violenza, cercando il diritto di uno, calpesta i diritti di un altro. Le armi, la costruzione e il mercato delle armi, non sono nel cuore, nel disegno di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La settimana santa 2014 rester\u00e0 indimenticabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La partecipazione alla morte e risurrezione di Ges\u00f9 \u00e8 stata quest\u2019anno esistenziale fino all\u2019ultimo: nella notte della liberazione ad un certo punto avevamo motivi seri e palpabili per pensare che le trattative e gli accordi fossero andati a monte e perci\u00f2 dovevamo ritornare \u201cnel sepolcro\u201d della foresta, in savana. Abbiamo intensificato la nostra preghiera, il nostro abbandono, la nostra umilt\u00e0 nel chiedere l\u2019impossibile. \u201cTutto \u00e8 possibile per chi crede\u2026\u201d (Mc.9,23), allora Signore se tutto \u00e8 possibile\u2026\u00e8 possibile tutto\u2026liberaci !<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel momento della morte avvenuta, in cui sembra che tutto sia veramente finito (\u201c\u2026\u00e8 l\u00ec da quattro giorni nel sepolcro\u201d Gv.11,39), \u00e8 in quel momento che la luce della risurrezione diventa realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sabato 31 maggio, festa di nostra Signora della Visitazione, siamo partiti dal campo di prigionia per quella che doveva essere la libert\u00e0 annunciata e quella notte abbiamo temuto di non farcela proprio, ma nell\u2019intercessione di Maria madre di Ges\u00f9 e madre nostra, siamo stati infine liberati \u2026nella festa dell\u2019Ascensione, \u201dha portato con s\u00e9 prigionieri\u201d (Ef 4,8), per la nostra gioia e per la gioia di quanti ci vogliono bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la gloria di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.iesuscaritas.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/testimonio-gianantonio-allegri.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-736 size-large\" src=\"http:\/\/www.iesuscaritas.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/testimonio-gianantonio-allegri-1024x708.jpg\" alt=\"testimonio-gianantonio-allegri\" width=\"754\" height=\"521\" srcset=\"https:\/\/www.iesuscaritas.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/testimonio-gianantonio-allegri.jpg 1024w, https:\/\/www.iesuscaritas.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/testimonio-gianantonio-allegri-300x207.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 754px) 100vw, 754px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">PDF: <a href=\"http:\/\/www.iesuscaritas.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/NULLA-TI-TURBI-Giannantonio-ALLEGRI.pdf\">NULLA TI TURBI, Giannantonio ALLEGRI<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NULLA TI TURBI, NULLA TI SPAVENTI. TUTTO PASSA, DIO SOLO RESTA (St. Teresa d\u2019Avila) Sequestro e liberazione di don Giampaolo Marta, Suor Gilberte Bussi\u00e8re, don Gianantonio Allegri Di Gianantonio Allegri <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.iesuscaritas.org\/it\/letters\/testimonianza-gianantonio-allegri\/\">Continue Reading &rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-733","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-letters"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.iesuscaritas.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/733","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.iesuscaritas.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.iesuscaritas.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.iesuscaritas.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.iesuscaritas.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=733"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.iesuscaritas.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/733\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1061,"href":"https:\/\/www.iesuscaritas.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/733\/revisions\/1061"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.iesuscaritas.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=733"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.iesuscaritas.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=733"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.iesuscaritas.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=733"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}