Félix

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Il nostro fratello Félix RAJAONARIVELO

Membro del team internazionale e responsabile continentale dell’Africa

Félix è andato con il Padre dopo la sua malattia di cancro del fegato.

Lui era in cura presso un ospedale a Bangalore, in India, con l’aiuto di molti fratelli della fraternità e della sua famiglia. Tornò in Madagascar il 8 maggio, e alla vigilia di Pentecoste, alle 14, 50, nel Carmelo di Amborovy, dove abbiamo avuto il nostro incontro il team internazionale nel 2014, ha dato il suo spirito a Dio e iniziò la vita delle Beati.

Oggi, 5 giugno, tenuto sua messa di resurrezione nella Cattedrale di Mahajanga. Io sono triste e felice allo stesso tempo.

Questo caro fratello lascia un vuoto e anche la speranza. Felix ha dato molto per la fraternità e la Chiesa in Madagascar e la sua vita che dobbiamo incoraggiare a continuare annunciando che Gesù frequentò il Nazareth-stile. Egli sta per continuare ad aiutare davanti al padre con la sua intercessione e il sorriso indistruttibile.

Il team internazionale e tutti i fratelli della fraternità sacerdotale Iesus Caritas nel mondo, insieme con la famiglia di Charles de FOUCAULD in Madagascar hanno il cuore dolente; Felix ci cambierà tristezza in gioia, come il Gesú Risorto ai suoi amici.

Grazie, Felix, per tutto quello che ci hai dato. Grazie per la tua accoglienza e Nazareth. Sarete sempre con noi.

Aurelio SANZ BAEZA,
fratello responsabile

5 giugno 2017

PDF: FÉLIX, ital

Lettera di Jean François e Aurelio, Vernon, marzo 2017

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Carissimi fratelli,

in questa settimana abbiamo lavorato sui temi della fraternità e soprattutto sono le persone che ci stanno a cuore e motivano le nostre preoccupazioni, ossia ciascuno di voi. In questo piccolo Nazaret di Vernon, nella casa del nostro fratello François MARIN, che ci ha accolto come figli, ci ricordiamo di voi e ringraziamo Dio perchè siete nostri fratelli. Molte grazie, François, per alloggiare il pellegrino ed accogliere i tuoi fratelli.

Il lavoro lo abbiamo concentrato nel rivedere i temi pendenti della fraternità in un luogo di dialogo e condividendo idee, opinioni e la preoccupazione per dare risposte ai problemi e per un buon funzionamento della fraternità nell’immediato: i questionari per l’Assemblea Europea di quest’estate in Polonia, per l’Assemblea Mondiale in India a gennaio 2019, l’economia della fraternità internazionale, la proiezione della memoria 2016 della fraternità da inviare alla Congregazione del Clero in Vaticano, la nuova fraternità di Haiti, la preparazione per l’incontro dei responsabili e delegati della famiglia Carlos de FOUCAULD in aprile, ad Aquisgrana, gli echi del Centenario di fratel Carlos che ci arrivano dai vari paesi, la nostra preoccupazione per la salute di Félix, Madagascar, il ricupero di Suso, Spagna, dopo l’intervento chirurgico, ecc.

Lunedì, 6 de marzo, abbiamo condiviso con i responsabili delle regioni de Île di Francia e Normandia (Yves di MALLMANN, Joseph JOURJON, Louis YON e Xavier CHAVANE) un tempo prolungato di dialogo e incontro. E’ stato stupendo l’incontrarci in fraternità per condividere le realtà e le preoccupazioni delle nostre fraternità. Crediamo che in Europa stiamo vivendo un tempo di passaggio che è un Nazaret reale per l’invecchiamento delle fraternità. E’ una chiamata molto seria a vivere questo tempo con ottimismo e amare questa spiritualità di Nazaret essendo sempre più vecchi e con poche entrate di giovani. Vivendo con semplicità e allo stesso tempo l’impegno della fraternità universale in questa Europa chiusa in se stessa, ripiegata su se stessa, che rifiuta lo straniero, il rifugiato, con le paure che provocano l’ascesa di politiche populiste e quelle reazionarie. Davanti a tutto ciò, seguendo la strada aperta da papa francesco, ci sentiamo impegnati a testimoniare e vivere il messaggio della fraternità universale di fratel Carlo e il carattere missionario del nostro carisma come fraternità sacerdotale. In Europa crediamo che sia possibile il dialogo con i mussulmani e già si fa in varie comunità cristiane con gesti di vicinanza. Debbono cadere i pregiudizi e la tentazione di guardare gli altri come una minaccia. Per esempio, in Francia, la terza parte dei quartieri popolari sono mussulmani. Dobbiamo imparare a dialogare con questa realtà.

Martedì 7 abbiamo avuto la visita di Jacques GAILLOT, vescovo di Partenia, della nostra fraternità, venuto da Parigi per condividere il nostro lavoro nella casa di Jean François. E’ stato un grande regalo il tempo vissuto dall’accoglienza nella stazione del treno fino alla sua partenza. Abbiamo imparato dalla saggezza dei piccoli come essere più umani, come essere preti in un mondo difficile, come essere aperti alla speranza e a vivere senza le sicurezze e le comodità del mondo occidentale. Grazie, Jacques, per essere venuto a stare con noi e per le testimonianze della tua vita donata per la causa di Gesù.

Mercoledì 8 abbiamo lavorato nella mattinata , nel pomeriggio siamo andati a Gouville, per trovare Michel PINCHON: lo abbiamo trovato forte e sano. La sua casa è sempre aperta a tantissime visite da parte della gente del suo paese o da più lontano; condivide con tutti la sua esperienza e saggezza. Abbiamo cenato con Jean Louis RATTIER e partecipato alla riunione del laboratorio di Bibbia della sua parrocchia a Damville, condividendo la sua pastorale e il suo lavoro quotidiano. Sempre è gratificante partecipare al Nazaret di ogni fratello, sia all’esterno come all’interno. Nazaret è l’esperienza viva del come situarci in fraternità di fronte a ciò che ci circonda, in unione sempre più forte con Gesù.

Abbiamo valorizzato molto positivamente il lavoro di Fernando TAPIA, Jean Michel BORTHEIRIE e Manuel POZO in Almería, Spagna, nell’elaborare il documento base sul Mese di Nazaret. Questo documento sarà studiato e approvato nell’Assemblea di Bangalore. Grazie a questi fratelli che hanno dato la loro disponibilità alla nostra richiesta da parte dell’equipe internazionale.

Ricordiamo che tutti siamo chiamati a contribuire alla cassa internazionale, specialmente la prossima Assemblea Mondiale di Bangalore 2019 ha già un preventivo ed è necessario coprirne le spese. Come equipe internazionale abbiamo cercato di risparmiare il massimo possibile. Grazie alle fraternità che già hanno contribuito con generosità.

La nostra pagina iesuscaritas.org è aperta a tutte le fraternità. Attendiamo i vostri articoli, notizie, avvisi dei prossimi eventi per pubblicizzarli. E’ un mezzo di comunicazione che ci avvicina gli uni agli altri.

La nostra riflessione si è concentrata sulla chiamata a vivere in fraternità il nostro ministero come missionari nel presbiterio diocesano, nel luogo in cui ci troviamo, sia la parrocchia o l’ospedale, o la prigione o nelle organizzazioni che aiutano i rifugiati, coloro che sono stati emarginati per la guerra o per la povertà, o nei luoghi di accompagnamento degli impoveriti delle nostre società, forti e decisi di andare verso gli ultimi, come Carlos di FOUCAULD, dato che lì incontriamo Gesù. Come ci ricorda papa Francesco, non c’è vita spirituale senza un cuore aperto, generoso e misericordioso. “Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesucristo… Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca e macchiata per essere uscita per le strade,piuttosto che una chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze… Più della paura di sbagliare, spero che ci muovo la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una multitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: “¡Voi stessi date loro da mangiare!” (Mc 6,37) (Evangelli Gaudium, 49)

Da Vernon vi auguriamo una santa Quaresima e un cammino verso la Pasqua con Gesù e i fratelli e sorelle come compagni di viaggio.

Un grande abraccio.

Jean François e Aurelio

Vernon, Normandia, Francia, 10 marzo 2017

(Grazie, Mario, per la traduzione)

PDF: Lettera di Jean François e Aurelio, Vernon, marzo 2017, it

WEND BE NE DO, un progetto nato in fraternità

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WEND BE NE DO è nato da un profondo desiderio spirituale tra Burkina Faso e Spagna attraverso la fraternità di fratel Carlo di FOUCAULD. L’andare verso gli ultimi, stare con loro, lavorare per loro e situarci nella periferia del mondo accomodato in cui viviamo tutti i giorni è stata una sfida che la Fondazione Tienda Asilo di San Pedro di Cartagena ha preso sul serio dal 2005. Inoltre ringraziamo tutte le persone, organizzazioni, istituzioni e parrocchie che ci hanno aiutato e ci aiutano nell’accompagnare questo progetto che ci innamora ed è bello lavorare per la gente di Burkina Faso, specialmente per i bambini, gli adolescenti, i giovani e gli adulti di WBND nell’area di Bam, colpita dall’HIV. Abbiamo costatato l’espansione del progetto, il miglioramento delle persone. Si sta creando una grande famiglia dove nessuno viene escluso. E’ uno spazio umano dove non ti senti straniero nonostante la nostra pelle mostra che siamo occidentali.

PDF: Resoconto WBND gennaio 2017, it

ISOLA DI LESVOS, RIFUGIO DI SPERANZA, Carlos LLANO

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Carlos LLANO è atleta, economista, fondatore dell’ONG Chilhood Smile e volontario e collaboratore alla Fondazione Tienda Asilo de San Pedro di Cartagena, in Spagna, nel progetto WEND BE NE DO si Burkina Faso. Esso è stato recentemente offerto volontario presso l’isola di Lesvos in Grecia, con i rifugiati. Offriamo preziosa testimonianza. Grazie, Carlos.

Viviamo così veloce e così attaccato alle nostre esigenze mondane del primo mondo che se siamo riusciti a prendere qualche distanza e osservare con attenzione, che mi sentirei rifiuto da noi stessi. Il mondo ha seri problemi da risolvere: si stima che ci sono 300.000 bambini soldato e che nel 2016 sono già 5.000 i refugiati e immigrati che annegarono sei morti nel Mediterraneo, ma in generale, siamo preoccupati per nostri piccoli primo mondo problems più di quello che può verificarsi di fuori delle nostre frontiere, da terribile che sono quegli eventi. Li vediamo finora che dal pensiero che possiamo fare poco, solo di non fare nulla. Non si risolvono i problemi del mondo li accettati con rassegnazione o indifferenza o incolpare i governi. I problemi del mondo sono miei, sono tuoi, sono i nostri. Il mondo è modifiche contagiose e stimolante con il nostro comportamento quotidiano. Se non voglio vedere o annegato un unico più, solo io posso prendere la ferma decisione di andare a contribuire il mio po ‘ di sabbia, seppur piccolo, che è gigante rispetto all’inazione o le centinaia di messaggi che possiamo mettere sul muro del nostro social network.

Lesvos è una piccola isola greca nel Mar Egeo nei pressi delle coste della Turchia. Ci sono due campi profughi: Karatepe, che conserva ancora alcune dignità, dove si trovano famiglie complete, per la maggior parte siriana, ma potrebbe averli anche della Repubblica Dominicana. Sì, ho detto, della Repubblica Dominicana. Quando non hai niente, si rischia anche la vita, perché nulla che si deve perdere più di questo uno e la disperazione potrebbe essere tale che la morte arriva per non avere alcun valore.

A Karatepe ogni famiglia ha una propria tenda di Acnur, con coperte, hanno materassi e i volontari di Remar sono responsabili di portare due pasti giornalieri per la porta della tenda. I bambini giocano nella “tenuta” di tende, e la speranza di una vita migliore sembra che ancora non è ha perso tutto.

L’altro campo di rifugiati è Moria. Un’ex prigione con una capacità di 2.000 persone dove si sono ammassati più di 5.000 in carpi di campagna del Decathlon, che galleggia quando piove e fango giù l’argine. La tensione è evidente e respirare niente più attraversare queste alte transenne pieno di spine. Non ci sono nessun famiglie, c’è ragazzo molto giovane e donne con bambini piccoli. Ogni paese, doganale, una lingua, una cultura. Ragazzi dalla Nigeria in fuga di Boko Haram, uccisione, sequestri e torture che piace. Gli adolescenti di Pakistan che non desiderano continuano a vivere in un paese dove l’Isis raggiungere un villaggio per la macellazione a tutte quelle donne e sparare a tutti i loro uomini a lasciare quel villaggio senza traccia di vita.

Sono storie vere che mi hanno detto mentre collaborò per ore rendendo la banalità di tagliati chili e chili di patate per poter mangiare quelle migliaia di bambini, donne e bambini che li collega la disperazione per non vedere la uscita alla fine del tunnel, per vedere che le autorità abbiano loro ci dimenticato e col passare del tempo la sua memoria sarà diluita nei nostri pensieri. La disumanizzazione è che le bande hanno trasformato questo problema in un business redditizio dove pagare 3.000 a 5.000 euro a persona per una barca senza alcuna sicurezza, sovrappeso, basato su agglomerati sempre più persone senza spazio per muoversi appena, dove ogni persona non può portare nessun bagaglio, quindi si sottrae spazio per un altro rifugiato che raccolgono, e con giubbotti di salvataggio piena di immondizia invece di giacche di aria che, in caso di necessità e per la sua mancanza di galleggiamento, farà perde una vita di piú, aumento del numero di 5.000 persone che già sono annegate nel Mar Mediterraneo durante il 2016. La nostra preoccupazione e la nostra indifferenza è a questo disastro umano che sembra essere un vicolo cieco. Nelle nostre mani è cambiare questo mondo.

Carlos LLANO FERNÁNDEZ

PDF: Isola di Lesvos, rifugio di speranza, ital

LETTERA DA RUDY, Polonia, luglio 2017

LETTERA DA RUDY, FRATERNITÀ SACERDOTALE IESUS CARITAS ASSEMBLEA EUROPEA : MESSAGGIO DA RUDY (Polonia) 12 – 19 luglio 2017

« Czes’c’ » (pronunciare : « Tchech’tch’ ») : con questo saluto polacco veniamo a voi, fraternità d’Europa, e vi indirizziamo questo messaggio, frutto dei nostri lavori ma anche della nostra preghiera. Grazie ai fratelli polacchi, nostri ospiti e sempre pieni d’attenzione, e grazie agli incontri che ci hanno organizzato in diverse parrocchie, ci siamo avvicinati ad alcune realtà del loro paese et della loro Chiesa e abbiamo lasciato risuonare il tema della nostra assemblea: «Preti diocesani e missionari, ispirati dalla testimonianza di Charles de Foucauld».

IN CONTESTO EUROPEO DI SECOLARIZZAZIONE

Il Vangelo proposto dalla liturgia nel secondo giorno dell’Assemblea, dà il tono del nostro messaggio: «Vi mando come pecore in mezzo ai lupi… siate prudenti come serpenti… e semplici come colombe… (Mt 10,16)

Ognuno dei nostri paesi europei constata l’avanzare, con ritmi differenti, del fenomeno della secolarizzazione: diminuzione della pratica religiosa, evoluzione dei valori ad essa legati, leggi civili che prendono sempre più distanza dalla tradizione cristiana… In una parola, il religioso non va di moda! Le comunità e i preti sono coinvolti in questo movimento e devono situarvisi: accettarlo o rifiutarlo? Venire a patti con esso o prendere posizione contro? La condizione del prete ne soffre: identità modificata, posizione sociale declassata, autorità relativizzata… Si comprende allora perché ci siano giovani che esitano a intraprendere una strada così insicura e che richiede impegno a lungo termine.

Come membri della Fraternità Jesus Caritas non siamo risparmiati dalla secolarizzazione e la sua influenza la notiamo nel nostro modo di vivere e nella nostra missione. Ci siamo chiesti: come trasmettere una tradizione, una Parola nell’oggi secolarizzato? Charles de Foucauld, se n’è andato verso regioni lontane; ma oggi la missione comincia dalla porta del vicino di casa.

La prudenza del serpente e il candore della colomba sono necessari per essere all’altezza della missione e per aprirsi una strada fatta di ascolto e di studio: «inventarne il vocabolario», fare propria la cultura dominante, richiede tempo e a disposizione non ne abbiamo molto …

PRETI DIOCESANI IN UNA CHIESA MISSIONARIA

Le singole relazioni, e lo scambio che seguiva, ci hanno mostrato come nella maggior parte dei paesi europei lo sviluppo della secolarizzazione, della mentalità consumistica e individualistica, renda l’evangelizzazione difficile et necessaria nello stesso tempo, ma come anche vengano intraprese numerose iniziative a partire dalla centralità data alla Parola di Dio, a una vita «parrocchiale» più fraterna e all’attenzione data alle «periferie».

Riconoscere e promuovere il ruolo dei laici nella evangelizzazione è una necessità. In alcune diocesi, i vescovi hanno incoraggiato la nascita di gruppi che hanno come impegno la promozione della formazione dei battezzati, approfondendo la loro comprensione della fede e la loro vita spirituale. Sul lungo termine, questi gruppi di evangelizzazione potranno concentrarsi nell’ obiettivo di raggiungere una comunità più estesa, in particolare altri credenti, non per fare proselitismo, ma per promuovere la comprensione e l’accoglienza reciproca e per comunicare la gioia del Vangelo.

In seguito alla mancanza di preti, arrivano in molte nostre diocesi preti dall’Africa o dall’India per dedicarsi all’evangelizzazione. Se vengono sostenuti adeguatamente, aiutandoli a comprendere la cultura del paese che li accoglie, la loro presenza può essere una grande benedizione per la Chiesa, in luoghi dove le assemblee sono già multiculturali.

La scarsità di preti porta anche al raggruppamento delle parrocchie e questo offre ai laici l’opportunità di assumersi responsabilità più grandi nel campo dell’evangelizzazione e dei diversi servizi pastorali. Ma occorre veramente fare uno sforzo di discernimento su ognuno di loro, per identificarne i talenti e valorizzarli al meglio.

Con i giovani si sono intrapresi molti cammini fruttuosi: le GMG (giornate mondiali della Gioventù) o altre iniziative a livello diocesano. Indubbiamente, vale la pena consacrare energia e tempo a servizio dei giovani, aiutandoli a discernere percorsi di vita che li aiutino a resistere alla pressione del consumismo. Tutto questo, senza dimenticare la necessità che abbiamo di formare gli adulti e di dare loro maggiore autonomia.

Siamo sempre più coscienti che l’evangelizzazione non inizia nelle nostre chiese ma nei luoghi pubblici. Abbiamo condiviso esempi di iniziative fatte in centri commerciali o in altri spazi pubblici, cercando così di raggiungere un pubblico più largo.

I numerosi interventi dell’assemblea hanno sviluppato la convinzione che i preti hanno bisogno di accompagnare, responsabilizzare i fedeli laici nel lavoro di evangelizzazione, e di collaborare con loro. In ogni modo, una cosa è certa: preti e laici, evangelizziamo più efficacemente quando nella nostra testimonianza di vita traspare la gioia del Vangelo.

ISPIRATI ALLA TESTIMONIANZA DI CHARLES DE FOUCAULD

La radicalità evangelica di Charles de Foucauld, alimentata dalla preghiera di contemplazione e dalla adorazione, la sua scelta della povertà e il suo desiderio di essere come Gesù a Nazareth ci mettono davanti alla «debolezza di Dio» e ci aiutano a spogliarci di ogni presunzione pastorale.

La testimonianza di Fr. Charles ci aiuta ad essere preti:

• che imparano a ritornare al Vangelo per impregnarsi dello spirito di Gesù;

• che scelgono la semplicità di vita fino alla povertà per manifestare innanzitutto il «lavoro» del grano di frumento caduto in terra (cf. Gv 12,24): il vero successo di Dio si rivela nel suo spogliarsi. Da qui, l’invito ad andare verso le periferie esistenziali, a farsi solidali con i poveri, più vicini ai piccoli e ai crocifissi della storia. La fraternità universale ha la sua radice nell’obbedienza a Dio Padre e ai fratelli poveri che rivelano Gesù; il povero è un vero «luogo teologico» della prossimità di Dio e ci porta all’adorazione;

• che imparano ad ascoltare: Gesù, innanzitutto, che ci parla nel Vangelo, nell’Eucaristia e nel silenzio del deserto, ma anche ogni uomo, per lasciarsi evangelizzare nell’incontro con una umanità già segnata dalla presenza dello Spirito. In questo senso, possiamo lasciarci convertire dall’icona della Visitazione. L’ascolto dell’altro e della sua vita richiedono pazienza nel dono reciproco di una presenza umana e amichevole. Il tempo dell’ascolto e dell’incontro amichevole è un tempo importante e prezioso per dissodare il terreno prima di gettare il seme del Vangelo. Con un approccio simile, possiamo esercitare, fin da ora e nel , un ruolo significativo nell’incontro e nel dialogo con i fratelli musulmani, che sono presenti in molte parti dei nostri paesi europei;

• che si impegnano a vivere una Fraternità sacerdotale come luogo provvidenziale per discernere la volontà di Dio (revisione di vita) e per aiutarsi reciprocamente a vivere un apostolato discreto, spoglio di ogni mezzo esteriore, mettendo tutta la fiducia in Gesù, e ad accogliere l’ultimo posto, quello che avrebbe scelto Gesù.

DAVANTI ALLA SCARSITA’ DELLE VOCAZIONI

La maggioranza dei nostri paesi d’Europa stanno facendo i conti, in modo preoccupante, con la diminuzione del numero di candidati al ministero sacerdotale. Il contesto generale della secolarizzazione, insieme ad una «cultura dell’immediato», giustifica questo fenomeno: libertà senza impegno, autonomia senza responsabilità, mancanza di silenzio. Tuttavia, in molti giovani si notano segni di grandi generosità.

La nostra risposta per favorire l’accoglienza dell’appello di Dio passa per la testimonianza della nostra vita di preti: che posto diamo al silenzio, al deserto? Sappiamo mantenere un contatto con i giovani, offrire loro ascolto e accompagnamento?

Comunità che vivono veramente della presenza del Signore risorto sono il terreno migliore per le vocazioni e ci incoraggia l’esempio del Beato Charles de Foucauld, la cui vita ha registrato una straordinaria fecondità… nel lungo termine.

CHIAMATI AD UNA VITA SEMPLICE

L’enciclica di papa Francesco Laudato sì ha bisogno di essere messa in pratica. Davanti alla tentazione del consumo e dell’accumulo, resta da fare una educazione alla condivisione. Per essere solidali, è necessaria una vita sobria! Per noi preti, si tratta di condurre una vita semplice, tale che ci renda accessibili a tutti.

Laudato sì ci invita ad una «sobrietà felice» e incoraggia le buone pratiche: riciclare, selezionare, fare economia di acqua, di energia e di materie prime, privilegiare i trasporti collettivi, investire nel commercio equo e solidale… Ma l’enciclica vuole promuovere soprattutto una «ecologia integrale», che dia priorità agli interessi della «casa comune». In questo senso, la crisi attuale dell’accoglienza degli immigrati ci interpella e non può lasciarci inerti.

La nostra Assemblea europea aveva anche il compito di eleggere un nuovo responsabile per i prossimi 6 anni : è stato eletto Kuno KOHN , di Amburgo ( Germania ), che ha accettato il compito. Lo ringraziamo, insieme a John McEvoy ( Irlanda) che, dopo 6 anni, ha lasciato la responsabilità. La prossima Assemblea si terrà, nel 2020, in Inghilterra.

PDF: LETTERA DA RUDY, Polonia, luglio 2017, it